178 FATTI, PERSONE, IDEE Alberto Roccardi, Giuseppe Caprin, Riccardo Pitteri. Di quest’ultimo è qui riportato il brindisi in quartine, recitato al banchetto di Pisino, durante il viaggio d’anunnziano del 1902 attraverso l’Istria. Seguono alcune lettere che riguardano la questione di Fiume. Una è indirizzata al Tittoni, che nell’aprile del 1919 svolse al Senato un ordine del giorno nel quale si affermava la solidarietà col Governo e gli si riaffermava la fiducia «per difendere i supremi diritti della Nazione e per conseguire una pace giusta e durevole». Due altre sono scritte «a un insigne condottiero, incaricato di un’importante e delicata missione nella Venezia Giulia». Vi rivivono le opposizioni della Francia e dell’Inghilterra, alleate allora con noi, ma sempre, allora come ora, contro di noi, cioè contro, la realizzazione delle nostre più «naturali aspirazioni». Ma il d’An-nunzio era convinto che «bisognava nell’Istria, come in Fiume, coirle in Gorizia, come in tutta la Venezia Giulia, salvare l’Italia, con qualunque sforzo, con qualunque arma», e vi riuscì. Grazie alla sua inflessibile volontà, fallirono uno dopo l’altro i tre progetti di Tittoni, che, raccolta la successione di Sidney Sonnino al Ministero degli Esteri, aveva tentato re-plicatamente la via dei compromessi, e trionfò l’unica soluzione possibile del problema di Fiume: l’annessione della Città Olocausta al Regno d’Italia. „La P. O.” Prima serata sperimentale del teatro Guf Da quando la Compagnia drammatica del Guf triestino, diretta da Adolfo Angeli, ebbe a cessare la propria attività, era vivo e generale fra la cittadinanza il desiderio che sorgesse nel campo universitario qualche cosa di analogo, ad assumerne l’eredità ideale e continuarne la funzione educativa attraverso l’arte del teatro. La sera dei 3 giugno a. c. s’è realizzato finalmente questo nobilissimo desiderio. Una nuova Compagnia di giovani ha iniziato una serie di rappresentazioni portando sulle scene Il ritorno di Giovanni Pascoli e Felice viaggio di Thornton Wilder. Registi del primo: A. Stefani, del secondo F. Rafanelli. La recitazione fu preceduta da un discorso del Rafanelli, che espose sinteticamente e con molta chiarezza i fini del teatro sperimentale del Guf, mettendoli in relazione con lo stato attuale del teatro italiano e col programma culturale e sociale del Partito fascista, ch’è quanto dire del Governo nazionale. Ricondurre il popolo al teatro, ricondurre il teatro al popolo. Ma ricondurre, soprattutto, a entrambi la poesia. Per questo i giovani del Guf fecero bene a cominciare dalla realizzazione scenica di un «poemetto drammatico» del Pascoli. Al quale seguì un «atto» di un americano, una specie di bozzetto comico «da fare», come avrebbe detto il Pirandello che ce ne diede insigni, magistrali esempi ne’ Sei personaggi in cerca d’autore, in Ciascuno a suo modo, ne La sagra del Signore della nave, e ci diede il capolavoro del genere in Que-stasera si recita a soggetto. In questo bozzetto la ricerca della poesia era fatta, invece che nella rievocazione dei miti eroici pagani, nell’applica-zione dei metodi pirandelliani, tendenti a dissezionare l’«universale cotidiano», quale si può cogliere nella vita d’una qualunque famiglia borghese. Sul valore estetico delle due produzioni e sopra i criteri seguiti dai registi si sviluppò, dopo l’esecuzione, una nutrita e vivace discussione fra i registi e il pubblico. Se tutti non furono d’accordo negli apprezzamenti che riguardavano questo o quel particolare, furono tutti contenti dell’iniziativa presa dal Guf e Jo dimostrarono con larghi, insistenti, cordiali applausi ai collaboratori che vi avevano impegnato tutto il loro entusiasmo e tutte le loro energie (Rraida, Valma-rin, Strudthoff, Wernigg, Fragiacomo, de Valeri, Psacaropulo, Roiatti, Rat-tisti). Il pubblico non s’allontanò dalla sala senza prima essersi fatto promettere dagl’intelligenti e bravi registi Rafanelli e Stefani che fra non molto avrebbero allestito un’altra di queste serate. Fra i progetti udimmo nominare anche quella profondissima, squisitissima cosa ch’è All’Uscita di Luigi Pirandello. L’ardimento di questi giovani è grande, e noi crediamo che la perseveranza nell’allena-mento li porterà a bellissime conquiste. . . Ferdinando Pasini