Di un patriota e storiografo triestino: Antonio Tribel 111 Il n. 8 (22 giugno 1871) annunzia il sequestro del numero precedente in questi termini: «/ sequestri. Veramente ammirabile l’intrepido Fisco. Sequestrare il Canocchiale!! In sette numeri tre sequestri. . . Grazie, infinite grazie, o Fischi benemeriti; — a suo tempo deporremo sulla tomba del carcame vostro un gentil flore che i corvi chiami a far nidiata.» Di quel numero furono incriminati due articoli: uno sugli avvenimenti di Francia, e un altro «Sulla miglior forma di governo», nonché un’inserzione: «Presso I’Amministrazione del Canocchiale si ricevono commissioni pel giornale La Plebe di Lodi. Sono disponibili: Almanacco repubblicano, litografia dei tre amici caduti nella battaglia di Digione.y> Il cielo però si andava oscurando; il Canocchiale vedeva un nembo appressarsi minaccioso. Ma tutto ciò era già previsto da lungo tempo. Nel n. 13, (16 ottobre 1870) come risposta ad una lettera di Eugenio Salvador (già direttore del giornale La Berlina) che le aveva offerta la sua collaborazione, la redazione rispondeva con una poesiola Armata A. Tribel: «Rispondo con Belisario: Sul campo della gloria noi pugneremo a lato, fischi, o sorrida il fato, compagno a te sarò: la cheba, o la vittoria, con te dividerò». E fu purtroppo la cheba! L’i. r. Polizia vigilava. Sospettava di tutti, bianchi, rossi, color cenere; ma arrestarli tutti non si poteva. E non era solo l’idea italiana che serpeggiava, occulta o manifesta, a seconda dei casi, a Trieste, nellTstria, nel Friuli, e che con le agitazioni, le dimostrazioni, i comitati segreti, minacciava, complottava, toglieva il sonno ai signori di Casa Castagna; c’era ora anche l’Internazionale operaia, adescatrice e sommovitrice, come tutte le idee nuove, non conciliabili con l’ordine stabile delle cose. Tali idee avevano già portato all’avvento del Comunismo a Parigi, alle agitazioni operaie in Austria. La Polizia perquisiva, arrestava. Dal 12 al 13 ottobre 1871 si ebbero 18 perquisizioni domiciliari, a Trieste, per decreto di tribunale. Il 15 ottobre venne arrestato Edgardo Rascovich, presidente dell’Operaia; il 18 Antonio Tribel, e contro di essi, e contro Armando Matera, che allora aveva 18 anni, si avviò processo d’alto tradimento, iniziatosi il 28 dicembre 1871. Potei vedere le motivazioni e le sentenze di questo processo che allora fece non lieve scalpore (15), causa anche il proposito palese dell’Autorità di colpire ad ogni costo. Si ebbero tre sentenze: 1) dell’i. r. Tribunale provinciale di Trieste, del 30 dicembre 1871, che assolveva Rascovich e Tribel, e condannava il Matera a 5 anni di carcere; 2) dell’i. r. Tribunale d’Appello di Trieste, del 18 gennaio 1872, che riformava la sentenza assolutoria di Rascovich e Tribel, condannandoli entrambi a 5 anni, (16) e confermava la condanna del Matera; 3) dell’i. r. Suprema Corte di Giustizia che confermava la prima sentenza assolutoria, causa l’amnistia (Vienna, 13 febbraio 1872). Tre luminari del foro triestino difendevano gli accusati: l’avv. Giacomo Tonicelli, mio padre; l’avv. Luigi Cambon, il Matera; l’avv. Carlo Dom-pieri, il Rascovich. Si imputava ad Antonio Tribel l’appartenenza «alla società eminentemente rivoluzionaria» detta l’Internazionale; a Armando Matera l’affìglia-zione «alla setta mazziniana criminosa» denominata l’Alleanza Repubblicana Universale»; ad Edgardo Rascovich l’associazione «ad una congrega politica segreta senza particolare appellativo, tendente al distacco del cosidetto Litorale austriaco dall’impero, ed alla sua annessione ad una Italia repubblicana».