26 PIETRO PEDROTTI Il protocollo di questi interrogatori veniva poi trasmesso il 22 maggio alla Polizia, con le scarse e tenui nuove risultanze emerse, cioè le attribuzioni specifiche di ogni singolo garzone in quell’esercizio e la conoscenza che alcuno aveva dei numerosi clienti, per tentare sulla base delle stesse ulteriori indagini. Due di loro, certi Hardenberg — lombardo malgrado il nome esotico — e Tovazza, nominavano molte persone, regolari clienti del caffè delle Antille, fra cui anche il consigliere Zajotti, che anzi il primo di solito serviva. Il proprietario Guidinetti-, dopo aver osservato che il suo esercizio era poco frequentato dalla gioventù, si lodava del personale in genere, che tenne sempre una condotta irreprensibile. Lo Sclineeburg così concludeva che i rilievi fatti non avevano potuto sollevare sospetti sopra detto personale, presentandosi solo in astratto verosimile che gli autori del reo progetto — nel caso avessero voluto veramente dargli esecuzione in quel caffè — avranno interpellato probabilmente qualcuno dei giovani che soleva servire gli avventori, invece di quelli occupati nello stesso esercizio in altri lavori e che servivano direttamente solo in casi straordinari. Il presidente Mazzetti, che anche per speciale incarico ricevuto da Vienna seguiva il corso di questa inchiesta da vicino, scriveva così il 14 maggio al presidente Gognetti, presidente del Tribunale di La istanza, ricordandogli l’impegno assuntosi già nello scorso gennaio di informarlo del risultato dell’inchiesta, gliene chiedeva di nuovo conto, osservando che il Sovrano se ne interessava e che egli stesso doveva poi anche riferire all’eccelsa presidenza del Senato lombardo-veneto. Il 2 giugno il Gognetti rispondeva con un diligente riassunto dell’investigazione fatta su questo presunto veneficio in base agli atti qui sopra ricordati. Egli riteneva che allo stato presente di detta pratica non fosse opportuno interrogare il Tinelli «in con-«fronto del quale, in caso di negativa il Lamberti ripeterebbe la ricerca di «veleno fattagli allo scopo preannunciato. In tal modo si indurrebbe facil-«mente a sospettare di vedere nel suo inquirente un personale nemico, ani-«mato da spirito di vendetta, nè facilmente si persuaderebbe che il consi-«gliere Zajotti proceda anche verso di lui con quella imparzialità e giustizia «che si conviene al magistrato impassibile ...». Il Mazzetti in altra breve nota al Gognetti del 16 luglio, lo eccitava ancora in esecuzione al decreto aulico 12 luglio, concernente l’attentato di avvelenamento del consigliere Zajotti, a voler riferire ogni qual volta emergessero più positivi e legali indizi nel corso dell’investigazione che ordinava venisse continuata dal barone Schneeburg. La polizia, al corrente del risultato di quella pratica, continuava per suo conto nel tentativo di svelare l’arcano, come appare da una nota del primo consigliere aggiunto di Polizia Martinez del 7 agosto; da essa appare che nessuna via era stata lasciata intentata per poter ottenere a carico di qualcuno dei dipendenti del proprietario del caffè delle Antille l’attitudine a delinquere: ma le rinnovate ricerche, sulla base dei rapporti informativi pervenuti alla polizia — che tutti figurano nel fascicolo del R. Archivio di Stato di Milano sopra ricordato — diedero di nuovo un esito del tutto negativo. Indipendentemente da tali pratiche, nulla era emerso poi che in qualche modo potesse servire a continuare con speranza di buon successo l’inchiesta in corso per così grave attentato. Con queste ultime ricerche infruttuose della polizia si concludeva così questo episodio, che nella mente dei suoi ideatori avrebbe dovuto conclu-