BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 333 càmente immeritato, il suo, ma risultato (ciò ohe almeno in parte lo giustifica) dal continuo alternarsi di vicende e dal fortunoso incombere, senza tregue, di venture e dì lotte nella sua storia secolare. Ma ben diverse in realtà sono da come vengono da molti, e non esito ad afferà marlo, per ignoranza ritenute, la terra e la gente albanese, e ben diverse, più che per ciò che si sono palesate all’atto della nostra occupazione, per ciò che, soprattutto mercè il nostro fecondo lavoro e la nostra costante assistenza, permettono di divenire. Per l’Albania ci siamo invero accinti ad operare, senza risparmio di mezzi, in tutti quei settori in cui ci siamo resi oonto che il nostro zelo e la nostra sollecitudine non sarebbero rimaste vane. Ma ritornando a quanto si è più sopra accennato, conviene veramente conosoere l’Albania, e più che mai conviene conoscerla quando di proposito si cerca di favorire il progresso ed incrementare il benessere delle sue popolazioni e rendere produttivi e sottoporre a sfruttamento i suoi terreni. A tale intento noi italiani riusciremo ad approdare soddisfacentemente in grazia ai risultati di quél complesso di studi che intorno ad essa vediamo oggi (ed è ottima cosa constatarlo) con fervido ritmo intensificarsi. Si tratta di stiXdi compiuti da parte nostra, senza secondi e subdoli fini, senza tendenziose ed egoistiche mire, ma intrapresi ognora con la premessa capitale di guidare a razionali e soddisfacenti soluzioni 1 vari problemi albanesi adeguandoli, in piena aderenza, alle nostre ben comprese finalità nazionali. Frutto veramente apprezzabile di studi compiuti con i lodevoli criteri accennati mi appare il volumetto sull’Albania, che dovrebbe essere il primo d’un collana curata daH’Istituto di Studi Adriatici di Venezia, il cui Consiglio è presieduto da S. E. il Senatore Conte Giuseppe Volpi di Misurata. Non si presenta esso come il risultato della fatica seria ed appassionata d’un solo scrittore, chè ad esso ha dato mano un gruppo abbastanza cospicuo di scienziati, di scrittori o comunque studiosi autorevoli i quali, ben consapevoli delle direttive del Governo Fascista ed animati dalle migliori intenzioni hanno saputo armonizzare la loro collaborazione pur servendosi della loro competenza ed esperienza in campi di studio diversi, al fine preciso di ritrarci integralmente sotto tutti gli aspetti la piccola terra sorella, non più angariata, nè più mantenuta artificialmente turbolenta. S. E. il conte Volpi nella prefazione al libro è stato' d’una chiarezza cristallini per farcene intendere il contenuto e lo scopo per cui lo sì scrisse: «L’Istituto di Studi Adriatici, che io ho l’onore di presiedere, e che ha la sua sede in Venezia nella cui storia si identificano durante secoli interi vicende e rapporti continui con l’Albania, intende offrire con questa pubblicazione un primo suo saggio per la conoscenza di quel paese, in forma che vuole sia altrettanto lontana da ogni elucubrazione meramente scientifica quanto da ogni pedanteria scolastica». «Albanesi e Italiani delle due opposte sponde, pur cosi vicine, montano la guardia a questo Mare Adriatico, che fu per tanti secoli nominato soltanto Golfo Ai Venezia». Intorno all'illustre Ministro di Stato, conoscitore dell’Albania e provato amico del popolo albanese, si sono schierati degni collaboratori, altri nomi valorosi, cui non si può disconoscere l’autorità di occuparsi con dottrina e profondità, quali si addicono a veri specialisti, deil’argo-mento singolarmente prescelto. Antonio naidacci, che ha visitato forse meglio di ogni altro le terre dell’altra sponda dell’Adriatico, era anche più di ogni altro in grado di condurci attraverso l’Albania per illustrarcela nelle luci più varie. Le vicende storiche della medesima, fortunose e ricche di eroismi e di ardimenti ci sono narrate nell’insieme dà Mario Nani Mocenigo; e per quella parte, in cui sono toccati le sue relazioni, attraverso 1 secoli con Venezia, da Bruno Dudan. Sulle condizioni religiose del popolo albanese, che in rispetto al culto professato risulta oggi per quasi due terzi mussulmano, e per poco più d’un terzo in maggioranza greco ortodosso ed in minoranza cattolico, oi intrattiene il dotto Padre Gesuita Fulvio Cordignano. Sergio Bettini ci pone al cospetto delle testimonianze dj civiltà e d’arte in Albania. E sono testimonianze egualmente cospicue del periodo romano e di quello medioevale. Ci sono poi; Carlo Tagliavini, a parlarci della lingua albanese, Ernest Koliqi, attuale ministro dell’Educazione nazionale nell’Albania, dei Canti popolari albanesi; Gaetano Pedrotta della Letteratura albanese ed italo albanese — è bene accennare al particolare interesse di questo più diffuso d’ogni altro articolo per le molte notizie da esso recate circa l’attività culturale delle vecchie colonie albanesi della Calabria e della Sicilia —; Gino Borgatti