316 OSCAR DE INCONTRERÀ Granducato di Toscana, dove risiedevano, come abbiamo visto, già alcuni membri della famiglia (40). Caduti i Borboni del ramo primogenito con la rivoluzione del 1830, Luigi Filippo, pur nel timore per il suo trono vacillante e senza base giuridica, riaperse la via della patria e alle cariche militari e politiche a tutti, compresi i regicidi — non per nulla era figlio dell’«Egalité» — e il suo rappresentante alla detta Conferenza periodica fu più indulgente verso i Bonaparte (41). La morte dell’«Aiglon», nella dorata prigione di Schonbrunn, il 22 luglio 1832, rallentò ancora vieppiù la vigilanza, ma per quanto concerne l’Austria anche l’ultima Bonaparte — la vedova di Murat — aveva allora già da sei mesi abbandonato il suo territorio (42). Il 15 dicembre 1840 con l’arrivo, in un’apoteosi di gloria, delle ceneri del morto di Sant’Elena a Parigi, auspice il poco accorto Re cittadino e condotte dal suo stesso figlio, il Principe de Joinville, la propaganda napoleonica non ebbe più alcun ritegno. L’avere chiuso nel forte di Ham, dal 1840 sino alla sua evasione nel 1846, il futuro Napoleone III, risuscitando il ricordo infamante della prigionia della Duchessa de Berry a Blaye, giovò alla causa orleanista alla rovescia e le barricate del febbraio 1848 spazzarono via come un giunco quell’usurpatore da operetta (43). Pochi giorni appresso, il 13 marzo, anche Metternich, il custode della Santa Alleanza, fu cacciato e crollò tutto il sistema inaugurato nel Congresso di Vienna 34 anni prima e che aveva almeno avuto il grande merito di sanare, se anche in una pace difesa da una selva di baionette, le laceranti ferite delle lunghe guerre napoleoniche. Era l’alba del Secondo Impero, effìmero e affogato nel sangue come il primo, ma senza i suoi lauri di gloria imperitura. A Waterloo doveva fare riscontro Sédan e la Commune; a Sant’Elena Wilhelmshòhe e poi Chislehurst, dove Napoleone il Piccolo mediterà anche su Querétaro; all’agonia straziante di Schonbrunn infine, il massacro del ventitreenne Principe Imperiale nel lontano Zululand (1 giugno 1879). (continua) OSCAR DE INCONTRERÀ (1) Madama Vittoria Luisa (11 maggio 17SS - 7 gnigno 1799) e Madama Maria Adelaide (23 marzo 1732 - 27 febbraio 1800), figlie di Re Luigi XV e sorelle di Luigi Delfino, padre di Luigi XVI, Luigi XVIII e Carlo X, morirono nel palazzo che il Console di Spagna Don Carlos Alejandro de Lellis si costruì nel 1796 sull’area dell’odierna Piazza Libertà e che dal 1818 alla sua demolizione nel 1858 fu la prima sede dell’istituto dei Poveri. Furono sepolte a San Giusto, per interessamento del loro ospite, nella tomba vuota del defunto canonico de Giuliani, messa a disposizione dall’erede Leopoldo de Burlo e sita, come fa fede una lapide da me promossa, a sinistra dell’ingresso della prima navata laterale destra. (2) Arrivate le bare a Tolone, non poterono proseguire a causa dello sbarco del Bonaparte al golfo Juan. Furono così tumulate appena il 20 gennaio 1817 nel-l’Abbazia di St-Denis, accanto alle ossa di quaranta generazioni di Re, profanate dal Terrore. (3) Riposano a Castagnavizza, accanto a Re Carlo X (f 6 novembre 1836), suo Aglio Luigi XIX Duca d’Angouléme (f 3 giugno 1844) con la consorte Maria Teresa Carlotta di Francia (f 19 ottobre 1851) — l’infelice figlia dei Re Martiri — e 1 nipoti (figli dell’assassinato suo secondogenito Duca de Berry e di Maria Carolina di Borbone, figlia di Francesco I Rs delle due Sicilie) Luisa Maria Teresa (f 4