Pio Riego Gambini e la fondazione del Fascio Giovanile Istriano (1911) 163 tutto come antagonismo di generazioni; un movimento che attingesse la propria forza esclusivamente dalla gioventù e che da essa trasse anche i suoi capi, non c’era stato. I giovani, in quel periodo, o avevano agito sbandati o s’erano accodati ai più anziani, in attesa che l’età e l’esperienza conferissero loro quel, prestigio e quella gravità che a quei tempi costituivano il crisma senza il quale non si entrava fattivamente nella vita, e tanto meno nella vita politica. Esaurito e concluso all’inizio del Novecento il vecchio ciclo politico, nella sostanza se non nelle apparenze, i più intelligenti della nuova generazione — e in Istria Pio Riego Gambini per tutti — vedevano chiaramente quelli che dovevano essere i mezzi, gli sviluppi e gli ultimi fini della rinnovata azione degli italiani soggetti all’Austria. Non si trattava soltanto di combattere l’Austria, ma anche — e questa era la principale condizione per giungere a qualcosa di concreto — di spazzare via dalla scena politica tutti gli italiani incapaci di combatterla con le idealità e l’energia richieste dai tempi nuovi. E tale incapacità quei giovani mazziniani imputavano vigorosamente a tutta la vecchia generazione, in tutti i suoi colori politici. Ma ritorniamo al punto di partenza: a quel Congresso di Capodistria che fu veramente, come il Gambini si augurava, «lo squillo della nuova battaglia»; e dal quale scaturì, disciplinata e potenziata dal Fascio Giovanile Istriano che in quel giorno appunto si costituiva, l’azione irredentista dei giovani. «Oggi la gioventù si conta» — aveva esclamato vibratamente Pio Riego Gambini nel suo saluto alla folla dei congressisti; — «essa non è già una maggioranza fiacca e vile, ma avanguardia di forti, dei quali è l’avvenire!» E la fine delle sue parole era stata salutata dall’assemblea con grandi applausi. Possiamo dunque facilmente immaginare con quale impaziente attenzione i trecento giovani che in quel pomeriggio gremivano la vecchia sala capodistriana si disposero ad ascoltare, allorché Pio Riego Gambini — in cui già quasi tutti intravedevano il capo del nuovo movimento e sul quale convergevano tutti gli sguardi — fece l’atto di riprendere la parola. Il Congresso, dopo il saluto dei delegati, era felicemente inaugurato: il presidente diede quindi la parola al fondatore del Fascio per la «Relazione del Comitato Promotore». «Terza tra le province sorelle, — incominciò il Gambini con la sua voce calma e seria che si andava alzando e concitando via via, come illuminata dall’interno fervore; — l’Istria s’accinge oggi a costituire questo Fascio giovanile, che dovrà in breve accogliere attorno a sé tutti quanti i giovani che sentono fervido nelle vene bollire il sangue e ardente nell’anima montare la ribellione contro tutto ciò che sappia d’ingiusto, di falso e di vecchio nella vita istriana: la ribellione che non s’accontenta di compiere l’opera demolitrice, ma vuol contrapporre la propria azione larga, disinteressata e, Perchè di giovani, entusiastica, la propria azione che vuol rivolgersi alle classi lavoratrici dell’Istria, le quali per non essere state ancora invase dalla smania del denaro, possono sentire la purezza d’un ideale e credere alla sua attuazione. In fondo all’anima delle plebi marinare ed agricole dellTstria sonnec-c“a> ma non è morto il sentimento di patria, e da nuovi bisogni e da vec-*e miserie sorge e s’ingigantisce ogni giorno più un desiderio di benes-Sere Materiale. A noi, giovani democratici dellTstria, incombe l’obbligo santo