6 FEDERICO PAGNACCO In un certo momento, l’amicizia dovrebbe poter essere la santa madre che assolve una creatura dal dolore perchè ella possa salire un poco della sua via e rigoder chiara della sua luce. Sempre ho pensato che la nostra amicizia non può questo perchè le manca un’unione più perfetta. Forse manca Cristo alla nostra società. Qui le vogliono molto bene (le amiche mie e di Gigetta). Hanno letto, come usano, il suo libro in tre a voce^ alta e mi domandano spiegazioni. Una volta si pregava per il compagno, che gli fosse buono il suo lavoro. Ora - si prega anche. Ma lei ha bisogno di semplice cordialità umana intorno a lei. Forse è vissuta troppo nel mondo dei letterati, i quali sono più diffusi che non gli scrittori e articolisti. Anch’io tante volte ho pensato: devo fare, scrivere, il libro; ma ogni volta ho visto che lo scritto è venuto a portare concretezza alla vita intimamente serena, ma non esso ha prodotto dal sangue turbato la serenità. Non si può lavorare di volontà, mettendosi una meta. Oppure bisogna incominciare così; Io voglio scrivere questo libro. Questo libro è l’unica cosa che mi resti nella vita, e io siedo spasimante davanti a queste cartelle bianche, ma lo devo scrivere. — E allora viene tutt’un altro libro — se pur viene. Per questo se non può lavorare in Corsica, neanche nelle Alpi ho molta fiducia. Forse lei starebbe un po’ meglio lassù. Ma piuttosto nel senso di riposare che di lavorare. In tutti i casi non si preoccupi delle concessioni che si farebbe a lei stessa. Se in queste cose si potesse dar consiglio, sarebbe: non pensi per qualche settimana al libro. — Ma son consigli per modo di dire. Mi scriva ancora di lei. Ada Negri m’ha mandato parole assai affettuose per il libretto. Non mi prenda sul serio quando le scrivo di pensare (non a una novella) di lei in Corsica! Vorrei che lei scrivesse. Penso che certamente ci rivedremo a Firenze. Le stringo la mano Suo Scìpio Slataper 16 settembre 1912 Cara Sibilla, naturalmente volevo scriverti subito, ma, prima, andai in gita sulle montagne; poi mi sono tuffato definitivamente in Ibsen. Credo di capirlo sempre più chiaramente, ma temo non arriverò finire il lavoro per l’epoca voluta. In tutti i casi sarò a Firenze alla metà di ottobre. Ti vedrò? La mia vita si fa sempre più seria e matura. E’ strano che proprio alla mia maggiorennità mi senta a poco a poco maggiorenne sul serio. Molti fatti ci contribuirono e ci coincidono. Mi sento molto sereno perchè vedo che il mio giudizio e la mia volontà sono chiari, anche se difficili. L’arte non mi dà più nessuna preccupazione. Sempre più mi confermo nell’autonomia integrale, nella personalità, e so che saprò scrivere opere più organiche e più complete del Carso, come so che sarò un uomo regolare e fedele, un buon padre e un buon maestro. Ma tutto ciò con molta calma e naturalezza. Ti parlo di me perchè so che ti fa bene sapere che qualcuno è sicuro......a Trieste. Le amiche qui ti vorrebbero per un po’ a Trieste. Trieste per noi triestini che si sono «conquistati» è qualche cosa di reale - simbolico che l’uomo deve vedere nella sua vita. Fa quasi ridere. E quando poi