Pubblicazioni e ricerche archivistiche sugli esuli napoleonici a Trieste 311 E’ facile immaginare quali furono le difficoltà che dovettero superare gli esuli rifugiatisi in Austria per riuscire a dimorare a Trieste, o anche a Gorizia, zona temutissima dalla Santa Alleanza, per la vicinanza alle cellule Carbonare e per il suo mare, che poteva essere la via più facile e naturale, come lo fu infatti, per mantenere e allacciare delittuose corrispondenze persino con Sant’Elena e con Giuseppe Bonaparte ex Re di Spagna, fuggito a tempo a ogni sorveglianza e fissatosi a Philadelphia (13). Sul Principe Cancelliere e indi sulla Conferenza Ministeriale di Parigi trionfarono i proscritti con l’astuzia, con le loro insistenze inconcepibili e con le potenti relazioni che trovarono in seno agli stessi uomini della Santa Alleanza e presso i Sovrani che avevano abbattuto il colosso. Alessandro I, lo Zar sognatore, enigmatico e anormale, come era caduto subito, durante la prima occupazione alleata di Parigi, nei lacci della bella ed astuta Ortensia, fu il primo ad impietosirsi della loro sorte. Essi sapevano che l’Autocrate russo combattendo Napoleone, non aveva mai cessato di ammirarlo superstiziosamente, di sentirsi preso nelle spire del suo fascino e s’era opposto, sia pure per romanticismo, al ritorno dei Borboni. Ritornando specificatamente ai Bonaparte, dirò che malgrado tutto "solo tre — Gerolamo, Elisa e Carolina — rimasero nelle mani dei quattro Sovrani alleati e tutti e tre precisamente in quelle dell’imperatore Francesco I (1792-1835), paterno se pure inflessibile custode del più importante e pericoloso membro della famiglia, suo nipote, l’ex Re di Roma ed ex Principe di Parma, divenuto dopo Waterloo Franz Duca di Reichstadt (20 marzo 1811 - 22 luglio 1832). Si erano essi rifugiati negli Stati del padre dell’ex Imperatrice Maria Luisa, divenuta Duchessa di Parma (12 dicembre 1791 - 17 dicembre 1847), di propria iniziativa, o perchè abilmente attirati dal Principe Cancelliere già subito dopo l’abdicazione di Fontainebleau (11 aprile 1814). Come abbiamo visto, Giuseppe (7 gennaio 1768 - 28 gennaio 1844), viveva negli Stati Uniti sotto il nome di Conte di Survilliers e sua moglie Giulia Clary (26 novembre 1777 - 7 aprile 1845) venne lasciata nel Belgio, perchè figura del tutto di secondo piano, incapace di cospirare. Luciano Principe romano di Canino (21 marzo 1775 - 29 giugno 1849) e la sua numerosa famiglia, Luigi ex Be d’Olanda divenuto Conte de Saint-Leu (2 settembre 1778 - 25 luglio 1846), Paolina Principessa Borghese ex Principessa di Guastalla (20 ottobre 1780 - 9 giugno 1825), Madama Letizia Ramolino-Bonaparte (24 agosto 1750-2 febbraio 1836) e il fratellastro di questa, Cardinale Giuseppe Fesch, Arcivescovo di Lione (3 gennaio 1763 - 13 maggio 1839), trovarono, assieme a vari nipoti del Bonaparte, protezione e deferente accoglienza presso Papa Pio VII(14). Essi poterono vivere in pace per lo più a Roma, se anche rigorosamente sorvegliati dalla polizia pontificia, che s’era resa garante di essi e dagli agenti delle Ambasciate e Legazioni delle Potenze vittoriose. Avevano tutti degli elementi buoni da far valere: Luciano poteva farsi perdonare la sua azione durante i Cento giorni, in nome del disaccordo con suo fratello e alla sua vita appartata e cattolicissima mantenuta durante tutto l’impero. Luigi, quando fu privato nel 1810 del trono d’Olanda, elargitogli nel 1806, era stato il primo tra i Napoleonidi a cercare, auspice Pallora conte de Met-ternich, un asilo nell’Austria battuta a Wagram, nel medesimo tempo in cui il machiavellico Ministro l’agganciava a Napoleone anche col matrimonio dell’Ar-ci duchessa Maria Luisa, in omaggio al lungimirante suo sistema di «barcamenarsi», «di abbondare in lusinghe», onde «riuscire a resistere sino al giorno in