BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 187 possa seriamente affermare che sia possibile contenere un romanzo in una novella, non è detto che la letteratura sintetica rappresenti una conquista di valore definitivo. La sinteticità può bensì giovare a dare con immediatezza talune sensazioni, ma non riescirà mai a darne le altre, parimenti necessarie alla compiutezza di un’opera d’arte, Intendo quelle relative alla forma. Ed io son certo che se oggi la facciata d’un palazzo è un piano marmoreo di pietra liscia traforato dà aperture quadrangolari, domani quelle aperture torneranno ad esser finestre, magari bifore e trifore, ad avere i loro cornicioni, e sulla facciata riappariranno e bugnato e lesene e aggeggi decorativi, per il semplice motivo che il crudo razionalismo non potrà troppo a lungo mantenere in eclissi totale l’estetica. Se così è e sarà dell’architettura, altrettanto ha da essere per la letteratura, chè uno spirito educato non potrà non cercar sempre un equilibrio di contenuto e forma, un’osservanza delle più elementari norme estetiche, un’espressione del bel- lo senza la quale non v’è arte ma solo raziocinio : e la letteratura, Ano a prova contraria ha da essere arte, non scienza. Ma, per tornare al libro del Dolchieri, al quale naturalmente neghiamo il diritto di autodefinirsi tipico esempio «della» nuova letteratura, diremo che in esso abbiamo però trovato un tipico esempio «d’una» nuova forma letteraria caratterizzata da una particolare concisione di stile e da una certa crudezza d’espressione dovuta all’asprezza dell’epoca. Come tale il volume, ch’è una raccolta di novelle a sfondo per lo più morale con tendenza ironica o di brevissimi apologhi della stessa tendenzialità, può anche recare un contributo ad una più completa conoscenza del fermento in cui ribollono, in questo nostro tempo di crisi della civiltà, i valori morali e le forme artistiche. Gli spunti, spesso di fantasia sforzata o di ricercata originalità, sono però anche talora felici, di originalità autentica e d’una certa profondità di significazione. E questi bastano a dar valore a tutto il volume, neutralizzando essi in gran parte l'artificiosità degli altri. Concludendo, anche questo nuovo prodotto della volontà di scrivere del Dol-chieri ha, con qualche difetto, i suoi pregi, e merita d’esser letto e in parecchi punti, anche meditato, essendo comunque espressione di un’individualità ben determinata. Mario Pacor MABCELLO FBAULINI, Grano del Carso, liriche, Trieste, C. U. Tra-ni editore, 1939, pp. 78. 11 mondo artistico letterario di Marcello Praulini, con l’andar del tempo, si purifica, s’approfondisce, trae dalla vita vissuta nozioni nuove di bello, di vero. Queste sue liriche, che l’editore triestino Tra-nì presenta tra le sue nuove accurate edizioni di cui bisogna dargli merito, hanno qualcosa di vivo e di profondo, di naturale e d’umano che si fa assai apprezzare, e che fa meditare. Si dividono in più parti. L’una è principalmente fatta d’istantanee di vita cittadina., Trieste colta in taluni suoi aspetti caratteristici d’ambiente sia esteriore che umano, un’altra presenta invece alcuni quadretti di paesaggio, solitario o animato, del nostro Carso (da una di queste, tra le migliori, trae il nome il volumetto), una terza infine, in cui predomina il pensiero e l’esperienza della vita, s’intitola Misteri della terra ed ha tre liriche di profonda signifleatezza. Dalla lirica «Grano del Carso» togliamo questa strofe : Ma c’è una terra dove non è fede soltanto il pane. Vidi una sassaia miracolata dalle agresti mani dei contadini e vidi le spighe crescere bionde sulle pietre bianche. E pensai al mare, e pensai al deserto, e mi convinsi al divino e dissi a me stesso : - La bontà di Dio nel Carso è opera dell’uomo ... mentre quest’altri versi togliamo dalla lirica intitolata «La vita» : C’è un'ombra che segue la strada del [tempo infinita e va nella notte col manto di stelle coperta; non sembra passando se stessa, ma pure [■è la vita, non resta e prosegue la via profonda, [deserta. Se bella sorride una volta in un fiore, in [un canto, se lascia un’immagine cara d’azzurre pupille effimera cosa, ricordi; son poche scintille gettate nel buio, son mesti sorrisi nel [pianto ... Ed abbiamo già dato così un piccolo saggio di quella ch’è oggi la lirica del Fraulini, fatta di buon ritmo, di vive immagini, d’acuto pensiero. E ci piace che, nella fioritura di poesia che si nota feconda pur in questi nostri tempi duri, ci accada assai spesso di trovare, come nel nostro, tali buoni elementi.