Pubblicazioni e ricerche archivistiche sugli esuli napoleonici a Trieste 309 eia». Anche Ortensia, la figlia di Giuseppina, potè restare a Parigi, dato che viveva separata da Luigi Bonaparte ex Re d’Olanda, il quale era caduto in disgrazia di Napoleone sin dal 1810. Non una parola di esilio perpetuo o di rigore di legge nelle convenzioni delle Corti alleate d’Austria, Prussia, Russia e Granbrettagna, o nel Trattato di pace di Parigi del 30 maggio 1814, o nei decreti reali, sottoposti all’approvazione delle Camere, sotto la prima Restaurazione. L’esule dell’Elba conservava il suo titolo di Imperatore e i suoi congiunti quello di Altezze Imperiali; Re Luigi XVIII includeva nell’amnistia le simboliche violette del caduto Impero e riusciva a tenere in freno l’Orfanella del Tempie (7) sua nipote, il fratello Conte d’Artois, gli emigrati e gli «ultras». Se ai Bonaparte non pervenivano gli assegni ad essi devoluti, non era da meravigliarsi; anche le due citate Mesdames, che vivevano negli ultimi anni solo della carità di Re Don Carlos IV, ricevevano la pensione mensile con un ritardo di parecchi mesi e quel Monarca era pure il loro nipote e a conoscenza delle loro tristi condizioni (8). Gli Ambasciatori e i Consoli dell’epoca dovevano poi contrarre continuamente dei debiti rovinosi, a causa degli indecenti ritardi, talvolta persino di anni, nell’incassare i loro emolumenti e ciò malgrado che era nell’interesse stesso dei rispettivi Governi, che rappresentassero con dignità i loro Sovrani (9). Fu appena dopo l’inevitabile fallimento sanguinoso dei pazzeschi e antipatriottici Cento giorni (20 marzo - 8 luglio 1815), che rimisero a soqquadro l’Europa appena pacificata dopo 22 anni di guerre (1792-1814), trascinarono anche la generazione francese di adolescenti al macello di Waterloo (18 giugno 1815), provocarono la seconda invasione del paese, l’occupazione straniera quinquennale delle sue fortezze orientali — ridotta poi a tre anni — l’umiliante pace di Parigi del 20 novembre 1815 ed astronomiche contribuzioni di guerra, che decisero la seconda Restaurazione e le Potenze coalizzate a misure più efficaci e rigorose onde impedire ai Bonaparte, ai loro seguaci ed anche agli irreducibili giacobini, di nuocere più oltre alla tranquillità loro e dei popoli d’Europa. I Bonaparte furono implicitamente espulsi in perpetuo dalla Francia ed affidati alla custodia della quadruplicè alleanza (10). Le Camere francesi imposero al conciliante Re Luigi XVIII — alla cui politica il paese dovette la propria risurrezione in meno d’un lustro — la Ordinanza del 24 luglio 1815, con cui 19 tra i principali responsabili dei Cento giorni venivano trascinati davanti al Tribunale di guerra e condannati di persona o in contumacia se latitanti e 38 al bando perpetuo dal Regno, senza però confisca del loro patrimonio, o altre sanzioni. Imposero inoltre la legge detta di amnistia del 12 gennaio 1816, riconfermata irremissibilmente ad unanimità il 17 maggio 1819, con cui i 143 su 206 sopravviventi regicidi, che avevano votato l’atto addizionale alle costituzioni dellTmpero Napoleonico (22 aprile 1815), o ricoperto cariche durante i Cento giorni, subivano la medesima sorte. II primo provvedimento era stato l’accettazione in minima parte delle imposizioni dei Sovrani alleati, che da Parigi stessa dettavano legge alla Francia, la quale rimase esclusa da ogni alleanza e da ogni relazione politica fino al congresso di Aquisgrana (20 settembre-4 novembre 1818). L’Ordinanza Reale trovò il suo codicillo nel protocollo alleato della Conferenza di Parigi del 22 agosto 1815, fondamentale e normativo per i condannati com-