ORIGINI DEL DOMTNTO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 225 Qualche rara volta il Marchese vuol far sentire il peso della sua autorità prendendo parte attiva alla vita dei municipi. Ma se poi falla sono i municipi che insorgono e lo obbligano a mettere le cose a posto come appunto successe nel 933 al Marchese Vintero. In tal modo i municipi vivono da sè, fanno patti con chi meglio credono, e spesso anche prendono le armi senza dover rendere conto a nessuno. Ciò appare ben chiaro dai §§ 11 e 17 del Docum. A: Capodistria può promettere e firmare senza preoccuparsi di ottenere lo «sta bene» del Marchese. Inoltre nel 933, dopo il giuramento generale della provincia e quindi anche del Marchese, ogni città ribelle è chiamata da Venezia a porgere giuramento singolo, per conto suo proprio. Questa mi sembra la prova pili lampante dello stacco esistente fra Marchese e municipi e deH’autonomia che questi godevano. Se infatti Venezia non avesse avuto nulla da temere da parte delle singole città per sè stesse, essa si sarebbe dovuta accontentare del giuramento prestato dal Marchese ma invece, poiché il Marchese (e ciò appare ben chiaro) non poteva rispondere di quello che i «suoi» municipi, vista la loro autonomia, avrebbero potuto compiere di loro iniziativa, ecco allora che Venezia, per assicurarsi anche da parte delle singole città, le chiama una ad una a «giuramento separato». Nel capitolo II abbiamo già detto come, nella seconda metà del secolo X, i municipi istriani subiscano la massima stretta da parte del Feudalesimo allora assai potente, ora diciamo che, proprio in seguito e a contrasto di questa prepotenza feudale, ha inizio, nei nostri municipi, la reazione contro il Feudalesimo, la riscossa delle antiche autonomie municipali romane intese nel senso più assoluto. Dopo il Mille i nostri municipi tendono a liberarsi, a disfarsi fin dell’ultimo residuo di questa pur corrodente patina di feudalesimo, tendono a riorganizzarsi, a risorgere con nuove energie: essi passano ad una terza fase della loro esistenza, a quella che meglio vien detta delle «costituzioni comunali» che è il terzo aspetto assunto da una stessa sostanza. Ai locopositi, nominati al posto degli antichi tribuni, verranno presto sostituiti i consoli, e gli scavini riprenderanno il loro primo nome di iudi-ces. Di grande interesse è la vicenda di questi nomi: I tribuni e i giudici sostituiti dai locopositi e dagli scavini, significavano il trionfare del feudalesimo sulle costituzioni latine (trionfo in massima parte di nomi, come si vide, ma che pure aveva il suo valore). Ma ora il ritorno ai nomi latini (consoli, giudici) è l’indice più chiaro del risorgere dello spirito di municipalità assolutamente libera cioè romana, è il segno più appariscente del venir meno del Feudalesimo. Può riescire istruttivo il seguente quadro prospettatoci dai nostri documenti in gran parte già considerati e che qui convien rivedere. Nel Docum. A del 932 troviamo: il locoposito, quattro scavini, un «ad-vocatus tocius ponuli» e circa sessanta testimoni fiduciari del popolo. La volontà popolare in questo documento ha il massimo peso, è veramente la suprema e più potente autorità cittadina. Nel Docum. B del 933 le cose stanno allo stesso modo come nel documento precedente. C’è in più la presenza del Marchese il quale però non fa che mettere in maggior risalto la quasi assoluta autonomia delle nostre città. Nel Docum. C del 977 domina il conte Sicardo. Accanto a lui c’è il locoposito con gli scavini e altri rappresentanti del popolo la cui presenza però ci dà l’impressione della formalità. Il conte è trascinato dalle necessità del municipio a stringere questo patto con Venezia, è lui però che prende le parti delia somma autorità e precisamente il posto del popolo che in questo atto ci appare molto lontano. Nel Docum. D del 1145 troviamo accanto al gastaldo un notarius, un ludex e il populus Justinopolis. Il Docum. E del 1145 comincia così: «Nos quidem Populus Polisanus de civitate et omni comitatu». In fine sono nominati il conte, il locoposito e nove altre persone. Ma la chiusa è questa: «Artujccus judex et universus Populus hoc sacramento fìrmavit». Da tutto ciò si vede come nel 1145 il popolo ha ormai ripreso il primo posto nella scena, ha ormai ripreso il dominio della municipalità.