80 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO una coscienza nazionale ben formata, ferma nei propositi e pronta nel momento opportuno all’azione. L’avvento di una si fatta coscienza fra gli italiani che giudicarono necessaria la guerra e non stettero in forse, nonostante i rischi ed i sacrifìci che vi si affacciavano, per affrontarla, fu conseguenza e portato d’un processo storico di faticoso e non indisturbato sviluppo e lentamente maturatosi, chè era stato tardo fra gli italiani l’accorgersi, come, dopo un periodo di ardimenti perfino temerari e di eroismi non sempre misurati per realizzare prima l’indipendenza e quindi l’unità nazionale, s’era piombati in un’era caratferizzata da scarsa sensibilità e da poca comprensione per quelle che erano anche le legittime necessità della Nazione e da un senso di insofferenza, forse di disprezzo, verso gli ideali delle generazioni immediatamente precedenti, che erano poi quelle che avevano fatta l’Italia e la avevano condotta a Roma. E con il tardo accorgimento non poteva essere invero tanto immediata la reazione al pensiero ed al costume del momento, il meno che fossero indifferenti od agnostici nei riflessi nazionali. Ed esitarono e quanto esitarono gli italiani per mettersi sulle vie nuove che avrebbero dovuto percorrere, oltre che per seguire una condotta più consona alle passate tradizioni di patriottismo, per affermarsi con una politica non solo di ordinaria amministrazione e di puro valore accademico ma che si imponesse con un ben definito programma nazionale di prestigio, di potenza, di espansione e segnato da mete imperiali nell’ordine internazionale! E si cominciò così a parlare di Nazionalismo, e questo prese una consistenza ed un valore sempre più preciso e concreto di dottrina spiegata a valorizzazione del concetto e della realtà di Patria. E lo si vide avanzare e progredire con capi rispettati e con gregari devoti, che più che per il numero seppero mettersi in vista per lo spirito battagliero; i primi ottimamente addestrati alla critica e tutti insieme allenati alla lotta intesa a scalzare le posizioni anche formidabili di vecchi partiti, di cui si proposero principalmente di svelare l’intima crisi e il vuoto contenuto. Ciò dal lato negativo, mentre da quello positivo cercavano di rendere l’Italia una potenza spiritualmente e materialmente forte, temuta e dinamica che, superando ogni velleità di rinuncia, s’incamminasse spedita attraverso anche la più tragica delle prove verso il raggiungimento totalitario delle sue aspirazioni. E fu allora sentito come cosa sacra degna di essere affiancata con i mezzi anche più temerari ed eroici l’irredentismo trentino e giuliano. Di quella che sia stata l’elaborazione lenta, faticosa e piena di travaglio d’un programma nazionalista fra gli italiani, una lampante e documentata testimonianza ci è ora offerta dalla molto compendiosa, approfondita e diciamolo senza tema d’incorrere in un’esagerazione, poderosa pubblicazione di Paola Maria Arcari: «Le elaborazioni della dottrina politica nazionale fra l’unità e l’intervento» (1870-1914). Il lavoro in esame è senza dubbio il frutto d’uno studio lungo ed appassionato, d’un fervore non comune di ricerche e di compulsazione, ma sopratutto d’un corredo di cognizioni e di dottrina posto a mano d’una mente compiutamente educata, eletta e geniale. La manipolazione poi di tutta una immensa materia per disporla e coordinarla in un disegno chiaro, in una limpida visione attraverso uno spazio di quasi mezzo secolo, senza trascurare nè le manifestazioni di cer-