BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 331 più adatto a chi ha dalTinfanzia la montagna cara e familiare. Ma un breve periodo sul Carso, presso Oslavia, gli fa conoscere della guerra il tragico orrore, assai efficacemente scolpito nelle sue pagine: «Aria calda e umida; acqua e gocciolio triste nel trincerone, odor di muffa. Il fondo della trincea era coperto di materassi fradici: nell’appoggiarmi ad uno di essi con la mano feci schizzar fuori un grumo di vermicelli bianchi, quanto mai nauseabondi e schifosi». «Il fondo del val-loncello era disseminato di morti, che in qualche punto letteralmente coprivano 11 terreno; anche qui il disgustoso odore dei cadaveri era divenuto insopportabile. Visi terrei, verdastri, bluastri, ed alla fine teschi con occhiaie vitree, imbambolate, fisse neH’immobilità verso il cielo». L’A. combatte con valore e con generosità; giovane, mingherlino, si assume, con enorme sforzo e fatica, di trdrre fuor della zona battuta un gigantesco fante ferito. Partecipa a battaglie micidialissime; le schiere si assottigliano, reggimenti Interi sono annientati, i pochi fanti superstiti rimangono privi di ufficiali. Anche l’A. vien ferito, e deve la vita a un libro che portava nel taschino e attutì il colpo; una fotografia di esso è tra le tante e belle illustrazioni del volume. Quando risana torna a combattere, torna sulle Alpi, nella zona della Marmolada, a 3000 metri, in un favoloso mondo di titani che nascondono le più terribili insidie allora note; la vita, anche se 11 nemico tace, è lassù pericolosa quanto dura. Tormente in cui la neve toglie la visibilità e fa affondare fino alla cintola, valanghe che Inghiottono ricoveri affollati di truppa, uragani di vento durante i quali l’ascesa in teleferica a posizioni Isolate diventa il maggiore dei rischi; disagi senza nome che il giovanissimo ufficiale sopporta con disinvoltura, prodigandosi pitre il dovere. Ma egli ha, come irredento, un’idealità, un miraggio che gli altri non hanno ; e gli è toccato in sorte di combattere nel Trentino, nella zona soprastante la sua valle natia, si che può scorgere con un binocolo la sua Cavalese. Abbiamo qui uno degli episodi più toccanti della letteratura di guerra, e che indelebile s’imprime neH’animo: «Più insistentemente guardavo una casetta con le persiane verdi sempre chiuse : era la mia casa. Dove ci doveva essere mia madre... E guarda e guarda; una mattina vidi che due delle quattro finestre erano aperte ... ad un certo momento vidi distintamente profilarsi nel buio di uno dei vani una piccola testa canuta ... Era mia madre . . Provai un tuffo al cuore e m’aggrappai ancor più stretto alla feritoia, guardando, guardando...». Una pallottola nemica che schianta fulminea un giovanissimo aspirante giunto allora allora alla prima linea, costituisco un altro dei più commoventi episodii. L’A., che a soli ventun anni si sente vecchio al confronto, s'attrista, trova quasi Ingiusta la sorte che lo ha tante volte risparmiato. Con la morte nel cuore i combattenti son costretti nel tragico autunno del 1917 a ritirarsi da quelle cime, da quei costoni che avevano conquistati e difesi a prezzo di generoso sangue e di sofferenze infinite. L’A. è mandato su uno dei punti più delicati e nevralgici della difesa del Grappa. Qui più che altrove rifulge il calmo eroismo del suoi alpini, pur tra crescenti disagi; a fine novembre, a 1600 metri dormono sulla nuda terra, senz’altro riparo del telo da tenda, che funge anche da coperta. Sulle giovani spalle dell’A. grava tutta la responsabilità della posizione, ed egli dimostra, organizzando la resistenza contro incessanti, formidabili assalti di austriaci soverchlantissimi per numero, grande maturità e un sereno sprezzo della morte e della prigionia, che ancor più paventa perchè per lui sinonimo di forca. Invece una ferita alla gamba lo manda a salutare in un ospedale l’alba della vittoria. Carlo Delcroix, al quale il libro che descrive efficacemente il suo sacrificio è dedicato, lo definisce a ragione; «Felice opera compiuta per ricordare il contributo della nostra gente alla guerra vittoriosa che rimane il principio e 11 fondamento di tutta la nuova storia d’Italia». Lina Gasparini BARTOLOMEO BERTOLINI - La campagna di Russia e il tramonto di Napoleone - (1812-1815), Memorie di un veterano trentino, a cura di Ettore Fabietti, Milano, A. Mondadori, 1940-XVIII, pp. 390 (1. 18), nella Collezione « Libri Verdi », Drammi e segreti della storia, n. 47. Etiore Fabietti ha ritenuto utile ripubblicare il libro di Bartolomeo Bertolini, già noto sotto il titolo II valore vinto dagli elementi, riducendolo a meno della metà della sua mole primitiva, sfrondandolo di molte inutili ripetizioni e superflue ridon-