BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 335 originalità, e quanta Italianità (intendendo la parola nel superiore significato di autocoscienza e di difesa delle ragioni prime del proprio spirito) ci fossero presso certi filologi sapientissimi di un non lontanissimo passato. Ma ritorniamo ai «Carmina latina» di Cristoforo Landino. Alessandro Perosa pubblicandoli nella presente edizione in un magnifico apparato critico, quale i classici consacrati soltanto potevano finora sperare, ha aperto — dicevamo — la via a una più giusta valutazione degli scrittori latini quattrocentisti, che in fondo tutti trascuravano: i filologi classici che li consideravano quasi sempre rozzi sgrammaticati plagiari ; gli studiosi di lettere italiane che li rimandavano ai cultori del latino. (Nei manuali per le scuole, neanche a parlarne, qualche sommario sbrigativo accenno; e per loro era finita). E’ ora che vogliamo conoscere sul serio poeti e prosatori della Rinascenza latina; che si stampino quelli che giacciono nei codici magnifici e dimenticati, che si curino con criteri meno disinvolti i pochi che si sono finora, quasi sempre, tanto malamente stampati. Dobbiamo quindi esser grati a Giovanni Gentile e ad Augusto Mancini che vollero sotto gli autorevoli auspici della Scuola normale superiore di Pisa la nuova collezione di «testi umanìstici inediti o rari» ; e dobbiamo le più ampie lodi ad Alessandro Perosa, che diede cosi esemplare model- lo nel testo di cui parliamo e che apre tanto nobilmente la nuova collana, per la serietà e la preparazione filologica che egli pienamente vi dimostra. E tanto più volentieri lo lodiamo (ci sia consentita questa considerazione che sembra, ma non è, puramente campanilista) in quanto lo iniziatore di questo che si potrebbe quasi chiamare ritorno al classicismo umanista, è un figlio di queste terre di confine che decenni di ansie di dolori e di martiri hanno conteso e infine strappato al-l'usurpatore straniero. Il Perosa discende da quella eletta schiera di triestini e giuliani che insieme ai fratelli trentini hanno coltivato il classicismo anche e specialmente come documento e testimonio e voce viva di quella italianità che l’oppressione nemica invano tentava sradicare o snaturare. Il passato oppressore certo non ritorna: ma questa rinnovata passione nelle terre redente per il classicismo e l'umanesimo, patrimonio spirituale particolarmente nostro, è chiaro e preciso monito che quel passato non deve e non può ritornare. Non possono consentirci nè lo spazio nè l’indole della rivista un esame filologico e tecnico approfondito della bella laboriosa edizione. Ci accontentiamo di qualche cenno che possa sinteticamente provare la sua importanza. Lo studioso ha collezionato tutti i codici e le edizioni dei singoli carmi del poeta umanista. Lavoro tutt’altro che semplice: i codici superstiti sono 36 e vanno dalla ricca silloge fiorentino (8 Laurenziani, 6 Magliabechiani, 5 Riccardiani, 2 Nazionali, 1 Marucelliano) al Parigino Y d e rés. 17, dal Berlinese lat. oct. 183 ai Vaticani ai Marciani al Napoletano IV F 20. Importantissimo il Lucchese 1460 che contiene la prima stesura di «Xandra», le prime liriche che il Landino rivolse giovanissimo alla fanciulla amata. Prima stesura che non va oltre il primo libro dei tre compresi dalla stesura ulteriore. Con assoluta certezza il critico desume l’anno in cui esso esci alla luce. Dedicato il libro a Leon Battista Alberti, di cui ricorda la prima andata a Roma, non può collocarsi avanti il Settembre 1443 : non può d’altronde essere collocato oltre il marzo 1444, data della morte di Leonardo Aretino, citato nel testo come ancora vivente. La seconda redazione può assegnarsi con sufflcente certezza nel 1459; c’è un distacco dunque di 15 anni fra le due. E’ il distacco della giovinezza dalla maturità; e i versi l’accusano vivamente: gli anni quanto aggiungono d’esperienza costruttiva e metrica e in genere formale, altrettanto tolgono di brio di novità di freschezza. Perdeva il poeta; acquistava l’uomo di dottrina e 11 filosofo. Naturalmente il Perosa si attiene all’esame rigidamente critico del testo; e dallo spoglio accurato dei codici (dei quali dà una descrizione esauriente e perspicua) e specialmente dalle successive correzioni apportate loro dallo stesso Landino stabilisce con chiara attendibilità la loro successione cronologica, il valore comparativo e la genealogia che viene fissata in un grafico sinottico della più ingegnosa evidenzà.\ Gran parte delle liriche Landiniane erano, come s’è detto, ancora inedite. E lo studioso, perchè nulla della loro storia rimanga all’oscuro, ha voluto parlare anche delle poche già edite. Il maggior numero delle quali videro la luce in due pubblicazioni settecentesche; e un altro gruppo notevole nel libro di G. Bottiglioni; «La lirioa latina in Firenze nella seconda metà del sec. XV» (Pisa, 1913). Mende non poche si hanno in tutte queste stampe e nelle altre sette — ri-