LE MISSIONI DI GUERRA DI NAZARIO SAURO 151 Uscendo dal Quarnerolo il sommergibile avvistò alcune torpediniere ma non potè attaccarle, come non potè attaccare, perchè fuori della portata dei siluri, il cacciatorpediniere «Huszar», più tardi avvistato presso la costa. Nella notte del 5 giugno alle ore 2.30 l’«Atropo» rientrava ad Ancona. Poco dopo Sauro si presentava al comandante con la sua valigetta: — Parto per Venezia — disse —; stasera escono le torpediniere ed io voglio essere a bordo. Egli non aveva ordini in proposito, ma sperava che, essendo a Venezia, l’ordine di pilotare le torpediniere sarebbe venuto. — E allora, non vuole riposarsi un po’? — domandò il comandante. E Sauro: —r Riposare, per cosa? E1 ga fatto tutto eia! Vada lei a riposare! Così era Nazario Sauro: semplice, generoso, modesto, disinteressato e giustamente il comandante Maraghini annotava: Era una figura di eroe, davvero e in tutto degna di diventare immortale. Nel suo rapporto indirizzato al Comando della Flottiglia Sommergibili di Venezia il medesimo comandante, dopo aver esposto tutte le vicende della laboriosa missione, concludeva: «Il pilota Sauro mi fu di valido aiuto con le sue informazioni ed i suoi consigli; la conoscenza dei luoghi è accoppiata a competenza marinaresca, a sereno e ragionato ardire». Intanto, l’attività aerea degli austriaci erasi intensificata e da molti indizi si poteva arguire che essi avessero impiantata a Parenzo una stazione di idrovolanti, giovandosi così della possibilità offerta agli aerei di provenire dal mare largo da una località più vicina rispetto a Pola. Alcune incursioni di nostre siluranti ed aerei non avevano fornito utili indicazioni; ma l’aumentata attività del nemico e l’approssimarsi del nuovo periodo di plenilunio resero necessaria una pronta e risolutiva azione per neutralizzare il concorso di Parenzo alle incursioni aeree del nemico. Venne cosi organizzata quella spedizione di Parenzo che, pur essendo la più conosciuta, e forse appunto per questo, merita qualche nota chiarificatrice, dopo le alterazioni che ne ha subito la narrazione attraverso le varie esposizioni dei biografi dell’eroe. Senza perciò ripetere particolari già noti mi limiterò a un racconto sintetico ma preciso della brillante operazione. L’Ammiraglio Revel aveva dato gli ordini affinchè il 12 giugno, alle ore 3,30 del mattino, il Cacciatorpediniere «Zeffìro» e le torpediniere 30 P. N. e 46 O. S. si trovassero nelle acque di Parenzo; il «Fuciliere» e l’«Alpino» a 15 miglia a nord pronti ad accorrere per cooperare al bombardamento appena riconosciuto il bersaglio; il «Nullo» ed il «Missori» a sostegno di tutto d gruppo; il «Rossarol» e il «Pepe», con una squadriglia di torpediniere di scorta fino agli sbarramenti, a 25 miglia dal luogo dell’azione, pronti ad intervenire in caso di contrasto da parte di unità nemiche. Lo «Zeffìro» era comandato da Costanzo Ciano e aveva a bordo Nazario Sauro pratico dei luoghi. Sullo «Zeffìro» stesso prese imbarco, quale comandante della spedizione, il Capitano di Vascello Carlo Pignatti Morano che fu poi il biografo più completo ed autorevole del Martire. Poco prima della mezzanotte fra l’il e il 12, a Venezia, le siluranti del primo gruppo avevano già iniziato le operazioni di disormeggio, quando comparvero sulla laguna dieci idrovolanti austriaci, i quali lanciarono delle bombe provocando la morte di due persone. Allontanatisi gli aerei sulla