La cattura del «Cogne» e le sue ripercussioni sull’impresa fiumana 101 La cattura del piroscafo «Cogne», se pur meno audace, trattandosi di nave mercantile, non era meno rischiosa perchè la grossa nave veniva catturata a circa dieci miglia da Catania e per raggiungere Fiume doveva attraversare lo Ionio e, in tutta la sua lunghezza, l’Adriatico, vale a dire compiere ben tre giorni e mezzo di navigazione. Quest’impresa ebbe poi la massima importanza per le condizioni economiche del Comando legionario e dello stesso Comune di Fiume. Alle misure odiose che il Governo di Nitti prendeva contro la città di Fiume e i suoi legionari, questi rispondevano alla maniera degli Uscocchi. Dopo aver invano protestato per l’inumana proclamazione del blocco, col quale il Governo di Roma affamava la città olocausta e per il veto posto ad una operazione finanziaria con la quale si doveva giungere alla sistemazione della valuta jugoslava in circolazione a Fiume, con valuta italiana, il Comando di Fiume per reazione si vide costretto a nuovi atti di ritorsione. (2) Perciò, avendo nell’estate il Governo di «Cagoia» ribadito il veto ed inasprite le misure di blocco intensificando la vigilanza nei porti dell’Adriatico, Fiume rispose minacciando di riprendere la cattura delle navi. (3) Mancavano i viveri, mancavano le cose più indispensabili alla vita, neppure il latte destinato agli ospedali poteva entrare in città. Lo spettro della fame si ergeva pauroso contro la popolazione civile e contro i legionari. Il blocco era inesorabile e vietava ogni soccorso alla popolazione affamata. Riuscita dunque vana ogni protesta contro gli iniqui mezzi coercitivi, il Comando dannunziano ordinava infine la cattura delle navi in navigazione per procacciare i viveri alla città- Alla fine di agosto un gruppetto di sette ufficiali legionari (4) partiva da Fiume con una segreta consegna. Il cassiere, tenente Guastalla, consegnava al capo della spedizione l’ultima risorsa pecuniaria del Comando legionario: 20.000 lire. Ciascuno dei sette Uscocchi, tutti già provati ad ogni rischio, era munito di un passaporto per l’Italia, la Francia e la Spagna. Li guidava un marinoio valoroso. Da Trieste il gruppetto raggiunse subito Roma, dove sostava qualche ora per ripartire alla volta di Napoli. In porto c’era una grossa nave, il «Cogne» della S. A. di Navigazione Ansaldo di Genova. Dodicimila tonnellate di carico. Se la preda era tentatrice, l’impresa non era facile; vi erano 43 uomini di equipaggio oltre gli ufficiali- I sette Uscocchi si guardarono nel fondo delle pupille in silenzio; vagliarono la misura del rischio, ma lo spirito aveva una misura più grande: l’Olocausta aspettava. La decisione fu presto presa. Risognava tentare, fosse anche l’inosabile. Per i primi sondaggi salirono a bordo spacciandosi per commercianti che dovevano provvedere a caricare mercanzie per l’America latina, dove era diretta la nave. Dopo un breve sopralluogo decisero di lasciarla proseguire per Catania affinchè completasse il carico con altre 2.000 tonnellate di merce varia. Raggiunta Catania, i legionari, che durante il giorno avevano seguito senza suscitare