228 GUIDO POSAR-GIULIANO viene alquanto infirmata da quell’«omnium» che tanto Paretizo quanto Ro-vigno aggiungono al «vicinorum». Se Parenzo e Rovigno dicono «consensum omnium vicinorum» non alludono già ad una sola città rispettivamente, ma a più città. In tal modo si ricade nella prima ipotesi, nell’idea cioè di una confederazione generale delle città marinare istriane, tentata da Pola poiché non è neppure possibile che in quell’womnium vicinorum» siano intesi tutti gli abitanti di una sola città oppure la città unita alle sue ville circostanti ! CAPITOLO IX. GLI AVVENIMENTI INTORNO AL 1145: POLA E CAPODISTRIA GIURANO FEDELTÀ’ ETERNA A VENEZIA. A. Solmi ha ben definito il nostro Comune medievale «un ente territoriale investito di poteri sovrani entro il sistema dell’autonomia politica del Medio Evo». In parole più povere, il nostro Comune medievale è una potenza in sè, estranea anzi contraria ad ogni altra potestà. E come in genere esso tacitamente si opponeva, sfuggiva al potere imperiale, così (nel caso particolare dell’Istria) esso si voleva considerare in assoluta parità anche con Venezia, voleva risollevarsi, e totalmente, alle sue antiche autonomie, rompere ogni legame di sommissione, di «fedeltà». Il Comune istriano voleva insomma distruggere il Passato per affermarsi in piena e rispettata libertà, voleva distruggere quel Passato che a Venezia era costato tante fatiche e che proprio ora doveva «concludersi» con l’acquisto di una vera, completa sovranità in Istria. Secondo i nostri Comuni, l’amicizia con Venezia poteva continuare che i rapporti commerciali con essa erano sempre necessari per alimentare lo sviluppo delle nostre città. Ma tutti i patti, tutti gli atti di omaggio coi quali in passato l’Istria si era riconosciuta inferiore a Venezia e quasi sua vassalla, questi patti e questi atti ora si volevano trascurare, annullare. In tal modo la posizione dei nostri Comuni, finora alquanto dubbia (fra Impero e Venezia), veniva a definirsi con molta chiarezza: I Comuni istriani non volevano nè Impero nè Venezia! Volevano imporre sè stessi in assoluta libertà e parità di diritti conservando, nei riguardi dell’impero, vuote formalità burocratiche e, in quelli di Venezia, semplici rapporti amichevoli di interesse commerciale. Venezia naturalmente avrà voluto correre ai ripari: e allora ecco la ribellione e la guerra. Altrimenti noi non sapremmo spiegarci l’origine prima delle ostilità fra Venezia da una parte e Pola e Capodistria (col suo «sobborgo» di Isola) dall’altra c che portarono alla pace e giuramento di fedeltà del 1145 (Do-cum. D e E). E infatti, dopo il 1000, il primo documento che noi possediamo per ricostruire la storia dei rapporti veneto-istriani è appunto questo doppio atto di pace e giuramento di fedeltà del 1145. Si tratta dunque di un secolo e mezzo di vicende storiche che noi totalmente ignoriamo o vagamente immaginiamo a furia di supposizioni non molto fondate. Nè per causa di tali lacune, sarebbe da accorti il voler pensare che questi due atti del 1145 non sieno stati preceduti da altri che noi non possediamo perchè smarriti. Il modo come Venezia nel 1145 si impone, riescirebbe incomprensibile se non si pensasse a precedenti trattati, a una precedente politica veneziana di crescente intensità e tale da provocare, in un dato momento, l’insorgere «armata manu» da parte di Capodistria e di Pola. Ma vediamo anzitutto quali possono essere le nostre supposizioni più fondate sui rapporti veneto-istriani nella prima metà del secolo XVTII e cioè prima del 1145. Nel 1141 la città di Fano, accettando di riconoscere la signoria di Venezia, _ prometteva che, se invitata, essa avrebbe inviati a Venezia i suoi rettori perchè partecipassero alle assemblee così come facevano le altre