334 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO dell’Economla albanese ; Gustavo Brunetti nonohè Giuseppe Morandint, infine, del mare e delle acque Interne dell'Albania nel riguardi della loro pescosità e possibilità di sfruttamento. Il volumetto si presenta bene curato pur dal lato editoriale e corredato di illustrazioni e di schizzi geografici. E’ una pubblicazione che fa veramente onore all’istituto che l’ha stampata e costituisce un inizio molto promettente per le future pubblicazioni ohe ad esso seguiranno, auspice l’istituto medesimo ; e auguriamocelo, ad intervalli quanto più possibilmente brevi. VtncciMo Marassi CHRISTOPHORI LANDINI - Carmina omnia ex codicibus inanuscriptis primum edidit Alexander Perosa. -Florentiae in aedibus L. S. Olschki. MCMXXXIX. (1. 50). Cristoforo Landino, poeta e filosofo umanista, maestro di Lorenzo il Magnifico, se aveva mandato per le stampe le opere erudite e filosofiche, non s’era preoccupato di far imprimere i versi latini e in modo speciale la raccolte di liriche che s’adorna del nome dell'amata Xan-dra. Perchè (opina il Perosa che ora per la prima volta dopo quasi cinque secoli fa stampare l’opera poetica taudiniano) lo autore delle «Disputationes camaldulen-ses» non ritenne degno della più grave attività filosofica posteriore il libretto degli amori e degli errori giovanili ; o perchè, diffusa dagli amanuensi la stesura de. flnitiva di «Xandra» verso il 1459 quando non ancora era stata introdotta la stampa, il Landino ritenne aver dato alla raccolta la pubblicità necessaria. Io penso più vicina al vero la prima che la seconda ragione. Valeva dunque la pena che a distanza di secoli il torchio gemesse per le effusioni e le delusioni amorose del quasi obliato umanista? Il nuovo, anzi il primo vero editore, è convinto di si ; e noi non possiamo non convenire con lui. Fra le migliaia di versi che la prima Rinascenza profuse con un entusiasmo e un’abnegazione che non sempre s’accordavano con la felicità dell’arte, gli esametri e i faleci, le elegie e le saffiche del Landino sono fra le cose più belle. Il Poliziano e il Pontano raggiungono una personalità più compiuta e sicura. Sono forse gli uni- ci poeti del Rinascimento che abbiano cantato in latino con la stessa sincerità, con la stessa freschezza con le quali il Petrarca dettò il Canzoniere, e l’Ariosto più tardi donerà l’aurea facilità del «Furioso». Il Landino poeta è invece il Landino giovane; con le felici intuizioni e il fuoco vivo della giovinezza e insieme con gli echeggiamene e le derivazioni scola-sticheggianti e le stonature e i dislivelli propri dell’età. Quando, dopo i fecondi contatti con Platone, o preso da nostalgia 0 persuaso dagli amici, riprenderà l’oziosa lira, se migliorerà il nitore del metro, gli verranno meno il fuoco e l’estro. Rara quindi la perfezione nella sua lirica: eppure non son poohe le sue poesie ricche di vera e viva bellezza. Ma l’edizione curata con intelligenza e pazienza affettuosa da Alessandro Perosa vuol presentarsi essenzialmente come testo modello; è infatti l'editio prìnceps della poesia landiniana. E’ da questo punto di vista che il libro vuol esser ora guardato. Il «Landino» dello studioso triestino apre la via a una vasta impresa filologica da tanto desiderata, mai finora (a prescindere da qualche isolato tentativo) cominciata; la pubblioazione critica dei testi latini umanistici. E’ da meravigliarsi che questo lavoro non sia stato iniziato dà tempo: dopo oltre un secolo di filologia scientifica, ancor oggi — come osserva il Perosa — dobbiamo ricorrere per i testi umanistici a quanto s’è fatto con edizioni indici cataloghi nel già lontano ’700. Certo i grandi monumenti della latinità sono quelli dell’antichità classica; ma non era un po’ indizio di pecorismo letterario che i filologi italiani studiassero esclusivamente filologia classica solo perchè questo studio esclusivo era praticato dai filologi stranieri? Apprendere dagli altri è saggio; ma non voler fare che quanto essi fanno, è papagallismo inintelligente e sterile. Minori quanto si vogliano dei classici gli scrittori latini umanistici, non resta meno l’umanesimo un’epoca importantissima, vitale per le nostre lettere, per la poesia, per la cultura, per il pensiero italiani. E noi dobbiamo conoscerla quell’epoca per conoscer meglio la nostra poesia, la nostra filosofia, la nostra storia; per conoscer meglio cioè noi stessi. Ma la grande critica tedesca studiava i classici; i letterati italiani si ritennero obbligati di seguirli passo passo; quasi a distrarsi altrove, guai a interrogare i propri gusti, 1 propri criteri, i propri bisogni. Dal che si può vedere quanta sincerità, quanta