BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 329 triestina; non per ammissioni ex professo, ma per deduzioni scaturite logicamente dai fatti. Quell’opinione pubblica che ci vien fatta trasparire dalle amare constatazioni degli austriacanti come il Mitocchi «che citeremo ancora spesso e 'volentieri —- dice il Gaeta — appunto perchè, essendo egli uno scrittore antirredentista, ci sembra che le sue parole acquistino uno speciale valore», o degli ufficiali austriaci come il Weber. E’ cosi che troviamo il Mitocchi inorridire per la smaccata ostentazione d’italianità in tutte le manifestazioni della vita tergestina, in quella «descrizione di una giornata a Trieste» che è compresa nel suo «Triest, der Irredentismus und die Zukunft Triests» ; e troviamo il Weber che nelle sue impressioni su Trieste dopo Caporetto constata: «le strade brulicano di divise austriache, sulle navi da guerra si agitano le nostre bandiere, e tuttavia Trieste è una città straniera» ; ma vi troviamo anche un’altra descrizione di giornata triestina, fatta dal tedesco Ernesto Koth nella «Neue Freie Presse», dove si parla della «città morta» che si sveglia solo la sera per affacciarsi a bere dai moli e dalle rive il linguaggio. delle bocche da fuoco agenti sul fronte dell’Isonzo. Il nostro Autore ha compilato il suo lavoro sulla scorta di oltre undicimila numeri di giornale, per un periodo di quattro anni ; ogni giornata di quei quattro anni gli doveva dunque venire specchiata da una media di sette giornali, appartenenti a tutte le tendenze politiche. Non contento di ciò, ha preso'in esame ventinove opere che a quello stesso periodo si riferivano, e degli autori più diversi, dal Benco al Weber, dal Pasini al Mitocchi, dallo Sla-taper e dal Timeus-Fauro all’Escher. E balzerebbero subito agli occhi, anche se l’A. non ce lo facesse in un punto notare, che solo i giornali capaci di mostrarsi in qualche modo favorevoli all’opinione pubblica nel senso deH'italianità, si guadagnavano il diritto alla vita : gli altri erano inesorabilmente destinati a cadere al più presto. Abbiamo detto «in qualche modo», poiché tra opinione pubblica e giornalismo vi è — durante la guerra mondiale — e per ragioni ovvie, il divorzio. Divorzio forzoso, imposto dalle draconiane leggi e dalla censura. Di comune accordo avevano camminato la opinione pubblica e il giornalismo prima della guerra, finché esistevano «Il Piccolo» e «L’Indipendente». Spariti questi due giornali irredentisti, il socialista «Lavoratore» fece grandi strappi al suo programma per guadagnarsene l’eredità. Gli altri ebbero questa sorte; «Il Cittadino di Trieste», au- striacante, 3 ag. '15-5 apr. '16; «Il Popolo», austriacante, 1. sett. ’ 15-2 mar. ’16 (s’èbbe persino l’ostruzionismo dei rivenditori, contro i quali si scagliò minacciando e chiedendo «se ad essere privilegiati o preferiti bisogna avere idee contrarie alla nostra di Stato e di patriottismo”) ; «La Bomba», settimanale umoristico austriacante, die. del ’15-Iuglio del ’16; «La Gazzetta di Trieste», austriacante che via via si raddolciva, ma giungeva tuttavia sempre un quarto d’ora in ritardo sugli ^avvenimenti, 16 apr. ’16-30 ott. ’18. Perchè insistere su quest'argomento, se lo stesso giornale ufficiale, l’«Osservatore Triestino», che durò oltre centotrent’anni, aveva trovato logico di redigere la parte non ufficiale in lingua italiana e solo in questa? La bella, la buona dote del Gaeta, quale brilla in tutto il suo lavoro, è la serena e severa obiettività. In omaggio ad essa, trattando della questione della nomina d’un Commissario governativo allo scoppio della guerra con l’Italia, e della imputazione mossa più tardi al governo per questa «violazione di legge», cosi si esprime; «Noi crediamo che non valga la pena di discuterne. Basti ricordare che eravamo in zona di guerra e che, d’altronde, l’Austria si difendeva come poteva». E’ uno dei molti esempi, ma tale da poter bastare per tutti, quando si sappia come per un irredento di queste terre valesse la stessa constatazione che un rapporto della polizia faceva, parlando de «L’Indipendente» : l’Austria è da esso considerata come estero, anzi come paese nemico nel vero senso della parola; l’Austria esiste soltanto se esso ha qualche cosa di sfavorevole da dire sul suo conto ; ha per motto, e lo scrive in testata, provvediamo al presente con intelligente riguardo all’avvenire; per esso costituisce «un inutile pleonasmo il chiamare ogni volta austriaco ciò che si sa a priori da tutti, che, avendo sede a Trieste, il destino volle non potesse essere ufficialmente che austriaco» ; porta le notizie riguardanti l’Austria in seconda pagina, e in prima quelle che riguardano l’Italia; se parla del governo è di quello italiano che vuol intendere, se di Sua Maestà è de! Re d’Italia. Ebbene, il Gaeta ha saputo togliersi quest’abito che pur è nato con il nostro sangue. E s’è fatto sobrio sino al punto da vietarsi i gridi d’entusiasmo più istintivi, non dico di quando l’autentico popo- lo lavoratore nei moti dell’aprile 1915 trasforma le dimostrazioni contro la carestia in sacrosante dimostrazioni di italianità,. ma quando sboccia il beato istante della Redenzione. Sembra voler affrettarsi