250 REMIGIO MARINI e d’ogni regione. Ebbene, non vedo come questo vasto compito non possa armonizzare con quella proposta. Volete dunque portarlo in un ambiente più vasto? Fatelo; ma conservate al «Garzolini», che del grande sviluppo futuro sarà il nucleo originario e fondamentale, la sua vita e il carattere. Sappiamo tutti quant’è grande il suo valore: perciò le collezioni ulteriori e gli allargamenti delle collezioni attuali non si confondano in un tutto sia pure organico ma meno espressivo; ma gli crescano a latere: polloni, che ci auguriamo vigorosi, d’un ceppo vivo e vitale che va conservato. Credo che chi ha visto il Museo Garzolini, diffìcilmente s’opporrà a questo naturale desiderio. E l’istituzione nata a Trieste, a Trieste dovrebbe restare. Nè questo voto nasce da campanilismo piccino. Il Museo dell’arti-gianato è museo italiano e a tutta l’Italia deve servire. Ma non possiamo dimenticare ch’esso nasce dalla mente e dal cuore d’un triestino che, per necessità di cose, di Trieste e dell’Istria e del Friuli doveva far centro alle sue ricerche. E l’importanza massima della vasta raccolta garzoliniana, sempre per ovvie ragioni geografiche e storiche, doveva esser data da queste terre. L’intensità numerica e qualitativa dei pezzi più radunati forma una serie di zone concentriche che partono da Trieste e da Trieste s’irraggiano per tutta la Penisola, con ritmo scalare decrescente. Queste terre sono dunque l’ambiente naturale, il naturale commento della parte precipua della raccolta. Fondata da un irredento nel tempo in cui Trieste e le terre giuliane scrollavano le catene che le legava ancora allo straniero, anche questa opera dedicata alle arti minori di tutta Italia, è un attestato di fede, di amore e di rivendicazione ardente. Il Museo Garzolini reca il suggello di quegli anni sacri: è una perla preziosa che sarebbe errore e colpa strappare al suo naturale castone. Tutto quello che s’è detto fin qui non è che generico accenno. Ma è inevitabile che di queste strabocchevoli raccolte non si possa parlare che per larghe approssimazioni. Ciò che occorreva dire era l’importanza storica tecnica estetica della creazione garzoliniana. E’ il primo e grande e unico museo dell’artigianalo italiano. In questa essenziale definizione è compreso ad abundantiam il suo altissimo valore. Sono, l’abbiamo detto, ventimila oggetti. E’ una cifra che fa impressione già nella sua eloquente nudità. Comprende quattro grandi collezioni: serrami - ferri - bronzi - materie varie. Quest’ultima comincia dai legni e dalle maioliche e arriva agli smalti, stucchi, terrecotte, marmi, avori, pergamene, vetri, cuoi ... E’ una elencazione puramente estrinseca, per categorie di materie. Ma se si vuole scendere a particolari, c’è da prendere il capogiro. Entrate nelle sale dei serrami e vi troverete circondati da chiavi ingegni serrature bocchette cerniere cardini bandelle catenacci lucchetti maniglie picchiotti portachiavi. E non sono pochi sparsi esemplari per voce: chè voi vi trovate, ad esempio, ICO bocchette in ferro, 912 in bronzo e ottone, e 195 cardini, e 70 catenacci, e 156 bandelle, e 226 chiavi romane, e 272 lucchetti, e 365 picchiotti (ricchissima interessantissima e magnifica raccolta) e per non parlar d’altro, 2000 chiavi assortite: diconsi duemila. E quali ingegni, e che