314 OSCAR DE INCONTRERÀ dell’ex Repubblica di Venezia, pervenute all’Austria con il trattato di Cam-poformido (17 ottobre 1797) e cedute da questa con la pace di Presburgo (26 dicembre 1805), e cioè: Dalmazia (Soult), Istria (Bessières), Friuli (Du-roc), Cadore (Nompère de Champagny), Belluno (Victor), Conegliano (Mon-cey), Treviso (Mortier), Feltre (Clarke), Bassano (Maret), Vicenza (Caulain-court), Padova (Arrighi), Rovigo (Savary) e più tardi Ragusa (Marmont) (27), la Repubblica aristocratica abbattuta dai Francesi nel 1806. Non altrimenti aveva agito il Bonaparte all’articolo 2 del Trattato del 15 luglio 1806 sull’istituzione della Confederazione dei 15 Stati del Reno, di cui assumeva il protettorato, abolendovi ogni privilegio, diritto, pretesa e titolo di quel Sacro Romano Impero, che appena al susseguente 6 agosto cessava legalmente di esistere, dopo 1006 anni, mentre i feudi di cui trattasi erano rimasti tali solo oer 8 anni. Nei territori dell’ex Repubblica di Genova, annessa alla Francia il 4 giugno 1805, cancellò poi contemporaneamente financo ogni traccia dei feudi di quell’avito Impero Carolingio, risuscitato da Ottone il Grande nel 962 e da lui distrutto il 2 dicembre 1805, in mezzo al radioso sole di Austerlitz. L’Impero d’Austria, come noto, fu fondato il 10 agosto 1804 e l’ultimo Imperatore romano-germanico Francesco II d’Absburgo-Lorena, di carattere elettivo, ma virtualmente ereditario sino dall’elezione di Alberto II d’Absburgo (1437), divenne Francesco I, come Imperatore ereditario, per legge semi salica, della nuova Monarchia (28). La decisione austriaca qui ricordata e le argomentazioni araldico-sto-rico-giuridiche ad essa connesse, furono poi ampiamente trattate in un memoriale, che le appoggiava in pieno e le rafforzava. Il memoriale fu presentato il 20 febbraio 1827 dall’Ambasciatore di Sua Maestà Cristianissima a Vienna marchese de Caraman, al Principe Cancelliere, che si affrettò di far conoscere il documento alle supreme autorità di tutti i paesi della corona absburgica e ciò onde darvi definitiva applicazione (29). Noto che a questa linea di condotta nelle transazioni generali degli alleati con la Francia, ch’era stata già deliberata nel Congresso di Vienna (1 novembre 1814 - 9 giugno 1815), aderirono anche le altre due Corti borboniche delle Due Sicilie nel 1815 e di Spagna con il trattato di Parigi del 10 giugno 1817 (30). Così il Duca di Benevento ritornò a portare l’avito titolo di Principe de Talleyrand-Périgord e il Duca d’Otranto, a mo’ d’esempio, divenne il Duca Fouché e il Duca d’Albufera il Duca Suchet. Gli stemmi, le corone e le insegne delle passate sovranità, le distinzioni e le decorazioni napoleoniche furono infine proibite a tutti, sia Bonaparte, che esuli o rifugiati, ma i titoli cavallereschi mantenuti. Così il conte di Rio fu chiamato il cavaliere Pons, sebbene fosse cavaliere dell’Ordine della Legion d’onore napoleonica, e ciò perchè l’Ordine equestre fu conservato da Re Luigi XVIII (31). Gli emblemi araldici dei titoli nobiliari napoleonici di detti nominativi furono d’altro canto tollerati e questa disposizione formò oggetto di vari provvedimenti e circolari ministeriali e governiali, riepilogate e ribadite poi nella menzionata decisione imperiale del 25 agosto 1820 (32). Parlando ai Bonaparte a voce, però le stesse autorità furono più volte incapaci a non dare loro il titolo di «Maestà»; lo confessano negli stessi rapporti ufficiali che spedivano a Vienna. Il conte de Sedlnitzky dovette intervenire affinchè notai e funzionari evitassero di anteporre un «Serenissimo» ai titoli d’esilio dei congiunti di Napoleone, nei rogiti notarili e nelle iscri-