ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 221 vero padrone. Tale diversità di comportamento chiarirebbe le intenzioni del Doge nei riguardi dell’Istria. A dir la verità io non sento di poter approvare questo taglio netto fra Istria e Dalmazia. Se il Doge in Istria si comporta con riservatezza, può darsi che lo faccia non già per solo rispetto dei diritti imperiali (motivo troppo debole se si considera il contrappeso del concetto di «protezione») ma che nella sua riservatezza voglia dimostrare del risentimento; nel farsi pregare con insistenza voglia dimostrare la sua superiorità chè altrimenti il miglior modo di rispettare i diritti del di lui amico Imperatore, sarebbe stato quello semplicissimo di non costeggiare lTstria o almeno di fermarvisi in luoghi «insignificanti». Se cosi invece non ha fatto, ciò vuol dire che egli in Istria non voleva passare come semplice ospite ma vi voleva o «seminare» o «raccogliere» alcunché. Il Doge, è vero, non aveva intenzione di sottomettere l’Istria, di renderla un possesso di Venezia così come sarà la Dalmazia. Troppe cose, come già si disse, vi si opponevano (fra l’altro la contrarietà degli Istriani stessi e la necessità di conservare l’alleanza con l’impero) ma non voleva neppure che lTstria dimenticasse tutto il bene che essa riceveva da Venezia e quanto a questa perciò doveva essere riconoscente. Il Doge non poteva soggiogare lTstria ma neppure poteva tollerare che essa si allontanasse, si -staccasse, anzi forse prendesse ad opporsi a Venezia sotto l’incitamento di capi ecclesiastici. Il Doge voleva «vedere» in Istria i risultati della «protezione» veneziana; voleva che l’Istria riconoscesse in Venezia quella potenza superiore che in essa un giorno, prima o poi, sarebbe potuta subentrare all’impero, «de jure» oltre che «de facto». Pensando che proprio in questo periodo aveva inizio anche in Istria un primo rifiorire dei nuovi sentimenti di libertà comunale, considerando l’irrequietezza di Pola (che meglio vedremo in futuro) noi potremmo anche ammettere dei precedenti tentativi, da parte di Parenzo e di Pola, di liberarsi definitivamente da ogni influenza veneziana, di rompere una volta per sempre ogni legame con la Repubblica. In tal caso il passaggio del Doge avrebbe anche valore di rimprovero, di ammonizione quasi per mettere le due città sull’attenti a saper calcolare con più cautela le loro mosse, il loro comportamento. I Vescovi avevano dunque tutto il personale interesse di osteggiare e contrastare la lenta infiltrazione di Venezia in Istria. Ed ecco il Doge, con mossa abilissima, profittando cioè di una spedizione guerresca, farsi riconoscere dai Vescovi personalità politica superiore, degna di essere da essi in ogni modo rispettata. E che tutta questa prima parte del viaggio del Doge abbia un valore politico, mi sembra assai evidente: Egli, anziché puntare direttamente contro i Narentani (cioè verso il cuore della Dalriiazia) lascia tranquillamente Venezia per risalire al Nord dell’Adriatico fino a Grado e quindi ridiscendere costeggiando lTstria e fermandosi presso le due città come si vide. Bisogna inoltre tener presente, come già fu detto, che prima di muoversi per la spedizione, il Doge ne aveva informato l’imperatore: questa mi sembra una felicissima mossa diplomatica in quanto in tal modo il Doge allontanava da sè, per il momento, ogni sospetto; manifestando con rumore la sua intenzione ultima, poteva occultare le altre sue segrete intenzioni; dava insomma un tono di legale libertà a tutta la sua spedizione. E passando lungo le coste dell’Adriatico settentrionale e fermandosi in alcune città il Doge voleva destare grande impressione con lo spiegare, in una vera e propria parata, la potenza navale veneziana in solenne assetto di una guerra intrapresa per il bene di tutti! A riprova poi che Parenzo e Pola potevano essere le città istriane più Punibili per Venezia, stanno forse anche i due atti del 1150 (Docum. H e F). fjd infatti, mentre i documenti di quello stesso anno, relativi alle altre citta, sono brevi, spicciativi, quello invece di Parenzo è molto lungo e lunghissimo è quello di Pola. Da Umago, Cittanova e Rovigno Venezia vorrà il giuramento di fedeltà ed un tributo, ma con Parenzo e Pola essa vorrà definire megho le cose. Saranno anche allora (1150) quelle, le città più pericolose .fri v?nezia e rese tali dalla grande influenza esercitata in esse da Autorità «cclesiastiche.