222 GUIDO POSAR-GIULIANO Si trattava dunque di domare in Istria, in modo che nessuno se ne accorgesse, due cellule nervose di prima importanza e domarle non già con atti di violenza, pericolosi per Venezia stessa, ma piuttosto con lo sfoggio (che poteva essere anche minaccia) della magnifica potenza veneziana mossa per un’impresa di grande interesse comune e dai cui risultati dipendevano anche le sorti delle città istriane. Col pieno omaggio reso dai Vescovi al suo Doge, Venezia affermava una volta ancora la propria superiorità che l’Istria riconosceva e ossequiava. Venezia senza dubbio in questo momento si trovò in un passo difficilissimo: alleata dell’impero, essa passava per una terra che doveva essere sacro possesso altrui. E infatti, con la renitenza e il contegno strano del suo Doge, essa si studia di apparire riguardosa in questo senso, mentre invece nell'intimo ogni mossa è calcolata, ha uno scopo. Tacitamente, salvando le apparenze, essa in Istria si contrappone ancora una volta all’impero, misurando la devozione degli Istriani in suo riguardo. Prima di avviarsi a vincere i Narentani, Venezia vuole far piegare al passaggio del suo «triumphale vexillum», che per la prima volta forse recava l’immagine sacra del Leone, vuole far piegare l’impero, cogliendo cosi in Istria una vittoria grande per quanto, di necessità, segreta, da tutti ignorata. Venezia in certo senso tradiva l’impero. Ma torna opportuno ricordare quanto, pensando a quell’epoca, il Filiasi dice a proposito della Repubblica e cioè che, mentre l’Europa viveva in tenebre e in confusione per il terrore della «finis mundi», Venezia invece vegliava ad occhi bene aperti. Alla «finis mundi» essa certo non pensava! CAPITOLO VII. QUELLO CHE FORSE RICORDA LA TRADIZIONALE FESTA VENEZIANA «DELLE MARIE». Dal 1000 al 1145 nulla sappiamo dei rapporti fra Venezia e l’Istria. Ci mancano documenti e le Cronache non fanno cenno delle vicende che naturalmente in un secolo e mezzo devono pur essere seguite. Ma c’è la «Festa delle Marie» che trae origine da questo periodo (nè la data è più precisabile) la quale festa, tradizionale a Venezia, collegata coi Docum. E e F, del 1145 il primo, del 1150 il secondo, può dirci forse qualche cosa. Annualmente dunque a Venezia si celebra ancora la «Festa delle Marie» per una forte, persistente tradizione secondo la quale dei pirati istriani, comandati da un certo Gaiolo, avrebbero tentato di rapire le spose veneziane che, con le cassette dei doni nuziali, si recavano a S. Pietro in Castello a celebrare, tutte assieme, le loro nozze. Ma i pirati furono raggiunti e dopo lungo combattimento furono sopraffatti e le spose con le loro ricchezze liberate. Questo ci dice la Tradizione la quale indubbiamente ha in sè un fondo di verità. E infatti le popolazioni marinare della costa istriana, in ogni epoca della Storia ci appaiono alquanto facili alla pirateria. E, senza dilungarci troppo, basterà ricordare quello che dice il Dandolo a proposito della guerra scoppiata fra Venezia e alcune città istriane (Pola, Rovigno, Parenzo, Cittanova, Umago) nel 1150: «Dux Dominicus Maurocentis... ga-leis quinquaginta bene paratis Dominicum Maurocenum eius fìlium et Ma-rinum Gradonico capitaneos esse decrevit illosque contra Polam et aliquas urbes Istriae, marinis latrociniis deditas, mittens, primo Polam obsede-runt.. Tutto questo troverebbe conferma (a meno che non ne sia una libera interpretazione!) nel Docum. E (§§ 9 e 10) e nel Docum. F (§§ 14 e 15).