336 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO portanti solamente singole composizioni .— che sole si enumerano tra il XVIII e il XX secolo. Basta questo accenno per capire la necessità della nuova e definitiva edizione. Il Perosa nell’introduzione narra le varie vicende dei carmi landiniani; esamina e collaziona i testi esistenti; dà la ragione della propria opera. E lo fa in un chiaro latino la cui precisione voluta dal caràttere del libro non gli toglie una certa asciutta eleganza. Saremmo troppo esigenti, però, se in un’opera di tanto seria preparazione desiderassimo una revisione un po’ più accurata? Non sarebbe bene togliere quell’ecdam per eadem di pagina XXVI, r. 4 ; quell’ispiws per ipsius di pag. XLII, r. 21 ? Non sarebbe bene che fosse evitata quell’inversione di righe di pag. LIII, che imbroglia anche un agguerrito lettore per quella complicazione di sigle e di numeri che l’accompagna? A pag. 21 non si sa se il primo verso della lirica «Ad Philippum de amica» cominci con matutìne o matutinae: la prima parola è nel testo, la seconda nel richiamo in nota. Cosi, due pagine dopo, al v. 17 delle «Laudes Dianae» abbiamo Nunc nel lesto ehunc in nota; e il senso propenderebbe ad accettare questa seconda lezione. Cosi certamente un refuso è nigri per nigris del v. 2 di «Ad Ginevram» (pag. 33). Quisquiglie, se vogliamo : ma che rincresce trovare in un libro elaborato con tanta intelligente serietà e con tanta maturità di giudizio. E noterò ancora di passaggio un «quinquaginta tres (...) carmina» a pag. XXXVII : semplice lapsus, s’intende, ma che sarebbe stato meglio evitare. Imperfezioni che certamente scompariranno in una prossima edizione. Dell’importanza e dell’opportunità della quale abbiamo tanto parlato che non occorrerà ripeterci. Ora possiamo finalmente leggere un poeta che qualche lirica offerta in scarse e poco accessibili edizioni non rie-sciva a togliere da un'ingiusta e ingiuriosa dimenticanza. Con il Landino rivediamo gli ardori e le ingenuità commoventi d’un’età che amava risentire gl’impulsi e gl’incanti della giovinezza e del cuore con lo spirito e le forme dei padri antichi. Nel nome di Roma gli umanisti, e il Landino fra i primi, non si drappeggiavano come in una vana e slerile pompa, ma pensavano e agivano e costruivano, persuasi d’iniziare una vita, più degna t virile. Ecco che, nel nome di Roma, il Landino anticiperà il Machiavelli; Via la vergogna delle milizie mercenarie; —. griderà anche lui — al nemico, o Fiorentini, opponete i vostri petti, secondo l'esempio dei vostri padri romani : Sed vos, Syllanidae, si quid virtutis avorum restat adhuc animo pectoribusque sedei, ne gerite inceptum conducto milite bellum, exempla a priscis jam repetantur avu. Ecco nella passione che lo tormenta per la fanciulla amata, il poeta, non disdegnante talora il pagano accento di Catullo e d'Orazio, riaccostarsi alla religiosa etnisca gravità di padre Dante ; Talia si nobis contingant munera, Xan- (dra, ceperat Ascraeo qualia monte senex, non ego, ut ille, soli pinguis mollissima (culta, nec referam niveae fertile vellus ovis; sed nova tam "molli modulabor carmina (voce, victus amore gravi. .. Malgrado l’adorazione per lo splendore formale dei classici, nessun umanista oserà rinnegare Dante. L’Italia nuova voleva ricongiungersi alla grandezza avita; ma non poteva cancellare la profonda coscienza di quattordici seooli di civiltà cristiana. Tutti sentivano che la parola a volte rude ma sempre alta del divino poeta aveva essenzialmente voluto dir questo. Più chiaramente, se meno profondamente, l’aveva ripetuto anche il Petrarca, voce ancor più persuasiva per un orecchio umanista. Attraverso l’umano pathos del cristiano Petrarca era facile risalire alla religiosa commozione del romano Virgilio ; Si quis at hamatis transfixus corda (sagittìs perlulerit nostri vulnera cruda dei, àie veniamque dabit simili et misere- (bitur ultro ncc feret in nostris lumina sicca malis . . . Quel terzo verso sa troppo d’imparaticcio, come avviene spesso, lo sappiamo, nel giovane Landino : ma è anche significativa spia di quanto dicevamo. Remigio Marini