ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 235 Ma torniamo al problema postoci dal Dandolo: egli parla di «Polam et aliquas urbes Istriae marinis latrociniis deditas». Come spiegare ora queste «aliquas urbes» se poi troviamo che soltanto Pola viene chiamata a fare promesse in proposito mentre per le altre città di pirati non si fa il minimo cenno? In questo riguardo abbiamo già detto qualche cosa, ora però è necessario approfondire l’argomento. Se noi riconosciamo col Benussi che allora quello del pirata era un mestiere come un altro e se pensiamo che questi pirati erano istriani, provenienti cioè in gran parte dalle città della costa, ecco che queste città potevano e non potevano rispondere delie azioni di questi loro «cittadini» che, una volta datisi alla pirateria, esse non erano certo in grado nè di frenare nè di controllare. E allora il Dandolo accusa forse di pirateria le città, mentre invece si tratterebbe di una minima parte di esse, staccatasi anzi da esse? L’ipotesi non mi convince perchè, se Venezia avesse mosso la guerra alle altre città istriane, oltre Pola, perchè giudicate responsabili delle azioni dei loro pirati, ciò trapelerebbe senza dubbio dagli atti di pace come in quello relativo a Pola! E allora non potrebbe essere anche che il Dandolo, per errore, basandosi sul § 23 del Docum. F, abbia chiamate «urbes Istriae» quelle che in realtà erano solo «villae» appartenenti al «Gomitatus Polisanus?» Vari argomenti sostengono tale ipotesi: 1) Nei §§ 9 e 10 del Docum. E è detto che quando una nave corsara fosse entrata nel mare «a Pola usque Venetie», Pola con le sue navi le avrebbe contrastato il passo «insequendo et adversando quantum poteri-mus». Con ciò veniva tracciata nettamente fra Venezia e Pola una linea a sud della quale, come già osservato, veniva a trovarsi la parte della contea di Pola per Venezia più pericolosa (!): «In primis Medolinum»! I pirati, liberi di agire e di muoversi lungo la costa sud-orientale dell’Istria, non avrebbero dovuto però passare a nord di quella linea. Pola se ne rendeva garante a qualunque costo! Ma nel Docum. F §§ 14 e 15 Venezia esige da Pola qualche cosa di più; essa non dovrà accontentarsi di invigilare ed eventualmente scacciare dei pirati che si fossero spinti a nord della linea stabilita, ma qualora avesse avuto sentore di pirati aggirantisi lungo la costa «a Me-dolino usque Rugignum» sarebbe dovuta correre a snidarli, a catturarli con le loro navi per consegnarli a Venezia. Si trattava di catturare e di consegnare a Venezia quei pirati che in un momento, dopo il 1145, anziché trovare in Pola un ostacolo, un freno, avevano trovato una incitatrice, una guida. Venezia voleva che Pola sconfessasse coi fatti la sua precedente politica. 2) E che si tratti di una piccola pirateria, ce lo dice il fatto che, la vigilanza su di essa prima e l’incarico di debellarla poi, sono affidati a Pola la quale non disponeva certo di ingenti forze navali. Che se si fosse trattato di una pirateria organizzata anche dalle altre città istriane con a capo Pola, anzitutto tale organizzazione sarebbe stata alquanto pericolosa e la Repubblica avrebbe dovuto pensare a reprimerla da sè proprio cosi come aveva fatto coi pirati slavi e saraceni, in secondo luogo non ci sapremmo spiegare perchè, la vigilanza su tali pirati prima e la persecuzione di essi poi, sarebbe stata affidata niente meno che a Pola! 3) La prova definitiva del fatto che le «urbes» del Dandolo non sono invece altro che delle borgate appartenenti alla contea di Pola è il § 23 del Docum. F. Venezia non si accontenta più delle promesse di Pola, essa chiama bensì anche le sue «villae» a prestarle giuramento separato di «retinere honorem B. Marci et obedire D. Duci Venetiarum!» La Repubblica, giudicando anche le «villae» in parte responsabili degli avvenimenti successi, le vuole mettere sull’attenti per l’avvenire. Resta ora da spiegare il perchè della partecipazione alla guerra delle altre quattro città istriane. I, documenti che le riguardano sono alquanto brevi, spicciativi; la colpevolezza delle singole città (tolta Parenzo) doveva apparire assai lieve agli occhi di Venezia, tanto da non chiedere loro altro che un giuramento di fedeltà e dei tributi. Noi allora possiamo pensare così: ‘ ola, mentre organizzava i suoi pirati, avrà lavorato intensamente per tirare dalla sua anche le altre città istriane presentando loro, come argomenti di Persuasione, il fatto che Venezia minacciava sempre più le loro autonomie comunali e che bisognava quindi profittare dell’occasione che la flotta ve-