IL CONGRESSO DEGLI ALBANESI A TRIESTE NEL 1913 305 banese, Giacomo Cocci, di Scutari, ma residente da anni a Trieste, svolge un lungo ed ascoltatissimo discorso illustrando il lato politico ed economico della questione albanese. Egli dimostra la necessità per l’Italia di avere di fronte alla penisola salentina un’Albania libera e forte e lumeggia i benefici economici che potrebbero 'derivare a coloro che volessero investire dei capitali in Albania. Altri patrioti albanesi, fra i quali l’avvocato Terenc Toci, sostengono la necessità di un azione concorde con l’Italia, che nell’Albania dovrà vedere sviluppata la sua importanza commerciale e la sua irradiazione di civiltà romana. Al termine del Congresso fu nuovamente il grande poeta Giuseppe Shirò che rivolse un appassionato saluto a Trieste, centro di vita tanto legato all’avvenire dei Balcani. Inutile ricordare più oltre i vari momenti e le fasi del Congresso. Molti anni sono da allora passati. Quell’indipendenza nazionale dell’Albania che allora i migliori patriotti albanesi potevano appena sognare è oggi una grande realtà storica. Oggi Italia ed Albania formano una sola unità politica, economica, sociale, sotto lo scettro dello stesso Sovrano, nella luce del Littorio. Quello che interessa osservare sono invece le ragioni per le quali in un momento così cruciale per la storia della nuova Albania fu proprio Trieste che venne scelta a sede del Congresso di Albanesi che qui convennero da tutte le città dei Balcani, da lontani paesi dell’Asia Minore, di Sicilia, di Calabria, dall’Egitto e dalie due Americhe. Trieste non fu soltanto una città cara a tutt gli Albanesi esuli in terra straniera, come al tempo del Congresso di Berlino, Trieste non fu soltanto il grande emporio adriatico verso il quale si rivolgevano le sorti del commercio e quindi della vita di tutti i Paesi della Penisola Balcanica; Trieste, era soprattutto la grande città dell’irredentismo; il centro delle lotte per la libertà e l’indipendenza nazionale. Con lo stesso cuore con il quale i patriotti triestini lottavano per la propria causa, con lo stesso cuore altri patriotti potevano qui venire ad affermare la loro fede nella loro Terra lontana e ancora soggetta a dominazione straniera. Trieste apparve allora come la grande e generosa capitale dell’irredentismo e in questo bisogna riconoscerle una funzione veramente storica e veramente europea. Il significato del Congresso degli Albanesi è soprattutto questo. Interessava ricordarne la data nella storia della nostra Albania e della nostra Trieste non solo per quel carattere di attualità che può avere ogni ricordo che si ricollega alla cordialità dei rapporti sempre sussistiti fra la nostra città e le genti albanesi, ma specialmente perchè in un fervido clima di passione, com'è quello di questi giorni in cui tutto il popolo d’Italia e d’Albania attendono la grande parola del Duce, l’episodio sembra costituire un elemento di continuità nella storia d’Italia, dalle lontane lotte irredentistiche a quelle che vedranno alfine riconquistata e reintegrata l’unità della Nazione, nella nuova Potenza di Roma. Nè questo accenno alla lotta irredentistica di Trieste può sembrare vano se si pensa che alla lotta per la indipendenza albanese i patriotti triestini ed istriani non offersero soltanto una sede per un Congresso. Anche se pochi lo ricordano e lo sanno, fra i primi ad offrire allora la loro incondizionata passione d’irredenti fu il nostro martire Nazario Sauro, che a Terenc Toci, al-