L’ORA DI TRIESTE NELL’ATTUALE CONFLITTO 295 «I marinai inglesi», — raccontava testé Mario Appelius nel Popolo d’Italia (6, VII, 40), — «i marinai inglesi che ad Orano freddamente. cinicamente, britannicamente hanno affogato a cannonate quelli che fino a dieci giorni prima erano i loro compagni d’arme sono fratelli carnali di quei Tommy che nel 1918 a Gerusalemme celebrarono il primo armistizio di Compicgne buttando dai balconi in istrada le donne delle case di piacere, perchè i loro compagni le ricevessero sulla punta delle baionette. Chi scrive (Mario Appelius) vide l’episodio coi propri occhi, Quando, quel giorno, a Gerusalemme, le autorità cittadine si presentarono dal feldmaresciallo Lord AHenby a protestare per l’indegno comportamento dei soldati di Sua Maestà Britannica, ricevettero una risposta che solo un inglese poteva dare: Poveri Tommy! Lasciate che per un giorno si divertano liberamente! Senza di Iqro noi oggi non festeggeremmo la vittoria». Questi poveri Tommy e questi ricchi Lórdi (sono tutt’uno) che festeggiavano la vittoria in tal modo, e proprio nei luoghi resi sacri dall’olocausto di Cristo — Colui ch’era morto sulla croce per la redenzione del genere umano e per la salvezza anche delle Maddalene, — furono gli stessi che nella pace di Versaglia trattarono poi i propri alleati come le ragazze di Gerusalemme, buttate dalla finestra dopo averle fatte servire al proprio piacere; — sono gli stessi (Tommy e Lórdi) che, scatenando nel 1939 la guerra attuale, pretendevano di operare — e lo gridano tutt’ora, con in volto il pallore dell’ultima sconfitta, con la voce strozzata del naufrago che sta per inabissarsi —, pretendevano e pretendono di operare per la redenzione del mondo, per la salvezza della civiltà. Ma l’ora della redenzione vera, della salvezza vera doveva venire, è ormai venuta, per altre vie. E’ l’ora di Trieste e della Rivoluzione fascista. FERDINANDO PASINI NON DIMENTICARE „Quando sarà vernilo il momento di reintegrare all’Italia le popolazioni le zone che le spettano, nonché di operare tutta una salutifera revisione delle posizioni francesi riportando la Francia al suo limite, non si venga a chiedere proprio all’Italia quella „pietà” che in questo caso serve solo a rendere vacillante la mano del chirurgo”. ALESSANDRO PAVOLINI (prefazione a «Gli italiani nei campi di concentramento in Francia»).