BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 275 e delle arti» e Sternberg-Montaldi «Grill-parzer». Lo scritto del prof. Cosciani su «L'Economia coloniale ed il concetto economico di Colonia» presenta rilevante interesse per gli studiosi di problemi economici e di problemi coloniali, oggi specialmente di attualità. L’economia coloniale ha in sè le. premesse per conseguire una certa autonomia dalla scienza economica generale, sia perchè il metodo ad essa applicato, di carattere prevalentemente induttivo, la differenzia dalla scienza generale, sia perchè essa ha un oggetto suo particolare nei fenomeni economici del sistema coloniale. E sul concetto economico di «Colonia» più diffusamente si sofferma il Cosciani, distinguendolo da quello politico, giuridico, geografico, ecc. Dopo aver notato come la caratteristica principale del mercato coloniale sia lo stadio evolutivo, caratterizzato da una diversità di bisogni e da una limitata mobilità dei fattori della produzione tra madrepatria e colonie, così il Cosciani definisce tale mercato : «mercato che si trova in una fase economica più arretrata — e messa in evidenza dalla diversa valutazione dell’utilità dei beni da parte dei consumatori e produttori, ma soprattutto dalla speciale distribuzione dei fattori produttivi — nei confronti di un mercato che si chiama metropolitano col quale si trova in rapporti di particolare connessione economica». Sulla colonizzazione demografica il Cosciani ancora ferma la sua attenzione nell’interessantissimo studio che insieme a quello dell’Alessio su «La toponomastica pugliese nei documenti del Syllabus del Trinchero» chiude la raccolta delle monografie del voi. IX degli Annali. Tullio Lussi VALERIA PASINI VIDALI: Bilancia, Liriche, Emiliano degli Orfìni, Genova, 1939-XVIII; nella Collezione «I quaderni bianchi», num, 3; pp. 88 (1. 8). Fin dalle prime poesie di questa raccolta, ho sentito come un bisogno di ripeterle a voce alta, quasi che questi versi richiedessero di esser di volta in volta riplasmati dalla voce di chi legge. Ed è una sensazione, questa, che di rado avverto nella lettura di composizioni contemporanee. Vi è infatti, in queste poesie di «Bilancia», della fresca melodia, ora grave e lenta, ora scintillante e sbarazzina, sempre aderente al contenuto; vi è insomma quella sobria musicalità che è così tremendamente nemica della poesia moderna, la quale certe volte mi sembra quasi una grigia e prosastica quaresima, estremamente attenta ad evitare ogni ritmo ed ogni chiarezza d’immagine, come se dovesse far penitenza del gioioso inebriarsi di dannunziani virtuosismi e delle aristocratiche raffinatezze pascoliane. Tanto che qualche volta davvero penso che il citatissimo endecasillabo del Foscolo si sia ingigantito a così grande spauracchio da impacciare il respiro di troppi poeti: che, nell’intento di curare un male, abbia inoculato i germi di un male maggiore? Tutto questo non avviene nelle poesie della Pasini Vidali ; ed è appunto per questo che più volentieri si leggono e si sentono con più viva comprensione, per quella loro intima melodia che riveste un contenuto sempre moderno. E qui è il secondo pregio: il senso della più attenta attualità. Vi palpita infatti quello che, guardando intorno i nostri occhi di giovani, vedono, quello che i nostri cuori sentono, un poco ancora indecisi e commossi tra un mondo, che frana sotto il morso dei minuti, e una civiltà, che nasce e si svi-lupppa in soluzioni sognate, in forma e sensazioni impreviste. Tutta questa impulsività di entusiasmi e di stanchezze che han bisogno di perdersi in un sognare sapendo di sognare e che pure ci dànno un senso di intima gioia, lo trovo nelle poesie di «Bilancia» dove con la realtà schizzata in quadretti, che hanno l’immediatezza di un libretto di appunti, si uniscono le fantasie più strane, più intime, tracciate con la rapidità d’un racconto di viaggio scritto ad una persona che molto ci conosce e che molto ci comprende ed alla quale quindi pochi accenni bastano á dare l’impressione del tutto. E veramente i giovani sentono in questi versi il loro respiro ansioso e comprendono anche quell’aria svagata che traccia qualche linea, poi tira via, poi ci ritorna su, ora commossa, ora irridente. Questa infatti è la nostra anima, il nòstro modo di sentire. Esprimere quello che la propria generazione sente, nel modo che questa generazione più comprende, credo sia il merito più alto di questi versi, il più sicuro sintomo che la giusta strada è stata trovata. E per citare una delle poesie di questa raccolta ricorderò quella che, staccata dalle altre per una sua più sostenuta e so-