TENTATO AVVELENAMENTO DI PARIDE ZAJOTTI 23 Qualunque sia l’ira de’ faziosi, qualunque tentativo possano i settari dirigere contro di me, io proseguirò sempre senza curarli nella sacra linea, che il sentimento di suddito fedele, e il dovere di leale Magistrato mi segnano, troppo felice se affrontando in questi tempi disastrosi ogni pericolo, mi sarà dato di potere in qualche modo mostrare la profonda devozione e riconoscenza che mi anima verso POttimo Principe, al quale debbo ogni cosa, ed a cui è dedicata l'intera mia vita. Con che ho l’onore di rassegnarLe, o Egr. Sgr. Consigl. aul. Presidente, i sensi della mia ben dovuta venerazione di S. S. I. Umilissimo, ossequientissimo, obbedientissimo servo Paride Zajotti Milano, 27 gennaio 1834. Il Mazzetti certo impressionato per la notizia comunicatagli dall’amico collega, che temeva seriamente minacciato nella sua esistenza, appena rive-vuta la lettera, dava precise istruzioni al barone Goffredo di Schneebut'g consigliere del Tribunale Criminale di Prima istanza, di avviare un’accurata inchiesta. Essa cominciò ancora nel pomeriggio del giorno successivo 30 gennaio, in quella parte della casa correzionale dove si trovavano gli inquisiti per alto tradimento, fra cui il Lamberti. Fatto subito chiamare egli raccontava allo Schneeburg su per giù quanto è contenuto nella lettera dello Zajotti qui sopra integralmente riportata, cioè l’incontro un giorno dell'ultima primavera prima di mezzogiorno in corsia del Giardino col suo antico amico Tinelli e la richiesta da lui fattagli se conoscesse un lento veleno, in grado di causare la morte senza far nascere sospetto di veneficio e la risposta sua negativa. Il Lamberti ripeteva che il Tinelli insistette ancora, comunicandogli che tale veleno avrebbe servito per il consigliere Zajotti e per certo Doria piemontese, che abitava allora in Corsia del Giardino, ritenuto una spia. Il Tinelli gli comunicava ancora in quella circostanza di aver trovato un giovane di caffè, di cui però non faceva il nome, disposto ad assumersi tale incarico criminoso. Era sua impressione però che il Tinelli agisse per incarico di altre persone: incontratolo qualche tempo dopo nello stesso luogo e chiestogli se avesse riflettuto alla sua vecchia richiesta, gli ripetè di non conoscere alcuna sostanza venefica quale desiderava, meravigliandosi altamente per tale sua ignoranza come medico. In quella occasione gli disse che da altri gli era stata suggerita l’acqua toffana, pregandolo di fargli almeno conoscere la sua composizione, che il Lamberti pure gli confessò di ignorare. Il Lamberti ebbe l’impressione che il Tinelli, non scherzasse affatto pur ignorando il motivo di tale disegno criminoso, tanto più che egli parlandogli spesso a casa dello Zajotti, glielo aveva sempre descritto come uomo onesto e giusto. Supponeva quindi che la sua soppressione si dovesse attribuire al fatto di essere egli investito delle procedure per alto tradimento, e che verosimilmente si dovesse trattare di una macchinazione della Giovane Italia, giacché il Lamberti ripeteva di non aver mai avuta la impressione che il Tinelli avesse un astio personale verso lo Zajotti. Circa il Doria era sua impressione che lo si volesse sopprimere ritenendolo una pericolosa spia. Il Tinelli gli disse ancora di aver trovato un giovane inserviente di un caffè frequentato dallo Zajotti, disposto a mescere nelle bibite