112 ARIO TRIBEL-TRIRELLI A mio padre s’imputava inoltre: la confessata partecipazione, nel Carnevale 1869, ad una mascherata pubblica dimostrativa (17) ; la verificazione del suo nome apposta al telegramma, «di tenore oltre dire sedizioso», spedito il 13 dicembre 1869 dagli operai radunati a congresso a Graz agli operai di Vienna, in occasione della nota dimostrazione popolare contro il Governo ed il Parlamento (18); le sue relazioni con persone «politicamente sospette», come Eugenio Salvador, Michele Eliseo, Marco Bassich, ed il suo coaccusato Edgardo Ra-scovich; le sue relazioni con Stefano Caporusso di Napoli, «amico personale di Mazzini, Garibaldi, Avezzana», agitatore politico; inoltre la diffusione di litografìe dei tre ufficiali garibaldini Perla, Cavallotti e Rossi, caduti a Digione, e dell’Almanacco repubblicano per Vanno 1872, speditogli in trenta esemplari dalla redazione del giornale La Plebe di Lodi; infine d’aver scritto, o lasciato pubblicare nei n.ri 7 e 8 (del 1871) del periodico bimensile II Canocchiale, due articoli «di contenuto delittuoso». Ma la sua appartenenza aWInternazionale, non venne provata, (19) nè l’autenticità della sua firma sul telegramma di Graz (benché quel giorno egli si trovasse colà quale rappresentante degli operai di Trieste). La mascherata del 1869 era stata tollerata dall’i. r. Polizia, e lo smercio, e distribuzione, delle litografie garibaldine Ae\YAlmanacco repubblicano, era pur stato permesso. Al Caporusso mio padre aveva semplicemente^ inviato una lettera di raccomandazione per l’amico Bassich, che si recava a Napoli «per affari commerciali». Del Canocchiale egli figurava come «amministratore». Inoltre, già il 7 febbraio i871, era stato pubblicato l’atto d’amnistia per reati politici, compreso l’alto tradimento, incluse tutte le azioni punibili state perpetrate fino al detto giorno (20). "Così cadeva quella grande e meticolosa montatura poliziesca contro mio padre e contro Edgardo Rascovich. Restituiti alle loro famiglie, essi volsero i loro ideali a mete più calme e più serene. I bollori della giovinezza erano svaniti; dalla vita mio padre aveva tratto soltanto amare esperienze. L’ansia delle lotte di parte veniva meno intorno a lui ed ai migliori. Diradate le file degli amici, diradata la speranza nelle coscienze, una fatale stanchezza pesava sugli animi, che tra breve dovevano venir scossi, e tragicamente, dal sacrificio di Oberdan. Una nuova passione s’era intanto destata in mio padre, che non disperava di riuscire utile, se pur modestamente, alla sua città anche al difuori delle competizioni politiche: la passione degli studi storici. Lo vedremo in essa tenace, diligente, coscienzioso. Nel giornale l’Alba (1882) egli pubblicò una serie di articoli: Memorie del passato, che continuò per nove numeri, storia desunta dai verbali del Consiglio municipale, dall’epoca dell’insediamento del Consiglio liberale a tutto il 1873. Le elezioni comunali di quell’anno (1882) particolarmente lo interessarono, come posso arguirlo da un fascicolo di notizie concernenti quell’agitato periodo elettorale, da lui raccolte (21). Nè egli, facendo parte di una istituzione che si fregia del motto umanitario Panperibus Alendis Tutandis, poteva trascurare lo studio delle provvidenze atte a lenire le miserie morali e fisiche dei diseredati, come già prima aveva provveduto, con altri benpensanti, all’apertura della prima Cucina popolare economica, che decorosamente allestita avrebbe dovuto servire di modello ad altre consimili (22). Così su vari numeri della Staffetta (periodico tecnico, economico, industriale e di varietà, del 1881) egli pubblicava un suo importante lavoro «Studi sul Pauperismo» (firmato A. T.) Sul Paron Micel (n. 5, 1882) (23) c’è un suo articolo (A. T.) intitolato Un tunnel attraverso il monte del Castello, che prospetta ed illustra l’utilità pubblica di quel mezzo di congiunzione del centro cittadino col bacino dei cantieri del Lloyd e di San Marco, tanti anni prima della sua pratica esecuzione.