PER LA CON SER V AZIONE DI DUE ANTICHI MONUMENTI TRIESTINI Pubblichiamo di buon grado queste pagine del nostro egregio collaboratore (presentate, originariamente, come «esposto» al Podestà e al R. Soprintendente ai Monumenti e Gallerie di Trieste), anzitutto, perchè esse contengono interessanti notizie ^loriche, poi perchè solo dalla discussione può risultare quale sia l’animo della cittadinanza rispetto alla questione ora dibattuta. Quanto alle conclusioni cui si può arrivare, una recente lezione di Adolfo Hitler, nell’occasione dell’armistizio di Compiègne (21 giugno ’40), ci rammenta che i monumenti storici possono essere trattati in tre modi: 1) rimangono intatti al loro posto, 2) vengono distrutti, 3) si conservano, ma trasportati altrove. Quando vengono eretti, difatti, essi acquistano un significato che è loro conferito dalla generazione che ha voluto erigerli. Se quel significato si perpetua attraverso i tempi, lutto va bene ; ma se le generazioni ohe seguono, cambiano idee e sentimenti lino al punto da considerare e da sentire la presenza di quei monumenti come il ricordo molesto di epoche funeste, come mistificazioni storiche o, peggio ancora, addirittura come un’offesa alle idealità nazionali o sociali degli uomini moderni e vivi, non vediamo proprio ragione per la quale ci si debba decidere a lasciarli «rimanere intatti al loro posto». 11 valore dell’arte? — Ma l’arte, quando vennero eretti, era al servizio dei fini per i quali venivano eretti o del significato ch’essi dovevano avere. Non erano i fini o il significato al servizio dell’arte. Venuti a cessare i fini e il significato o, peggio, capovòltisi addirittura, non c’è niente da meravigliarsi che anche i relativi monumenti vengano o «distrutti» o «conservati, ma trasportati altrove». L’arte dev’essere un’interprete, non una ruffiana. A Parma, per esempio, faranno bene a cancellare (.Nettezza urbana, vedi «Popolo d’Italia», 21, VII, ’40) quella lapide del 1862 in lode deiringhilterra e della Francia: e se, invece di una semplice lapide, si trattasse di un monumento, per quanto valore artistico avesse, si dovrebbe lasciarlo al suo posto? 0 non andrebbe, piuttosto, consèrvato sì, ma trasferito in un Museo? «La P. 0.» Con riferimento all’articolo anonimo apparso su «Il Piccolo» del 21 maggio corr.: «Le due statue d’imperatori austriaci; I combattenti ne domandano la rimozione dalle piazze di Trieste», mi permetto, come storiografo triestino, che ha al suo attivo parecchie monografìe storiche e artistiche basate su materiale archivistico inedito, esporre quanto segue: Premetto anzitutto che le due statue di Leopoldo I e di Carlo VI non sono di Imperatori austriaci -— l’impero d’Austria sorse nel 1804 — ma di Imperatori germanici di quel Sacro Romano Impero, che fondato da Carlo Magno e da Papa Leone nell’800 in Campidoglio sussistette sino al 1806. Essi non erano degli Absburgo-Lorena, ma appartenevano alla Casa d’Absburgo, estintasi appunto con Carlo VI nel 1740 e che solo di rado infierì contro