152 GIUSEPPE LAURO AIELLO rotta che sembrò essere quella di Parenzo, la nostra spedizione partì e alle prime luci dell’alba lo «Zeffìro» e le due torpediniere approdarono all’iso-lotto di S. Nicolò. L’esplorazione dell’isola non rivelò la presenza di aviorimesse e di velivoli; i marinai che avevano desiderio di vendicare l’offesa notturna contro Venezia erano delusi. Il comandante Pignatti allora, allo scopo di riconoscere la costa nell’interno, con rapida manovra entrò nel porto e ne fece il giro, avvicinandosi alla riva per quanto lo consentiva il fondale, ma anche qui la ricognizione fu negativa. Sul molo tre gendarmi austriaci curiosavano le mosse dello «Zeffìro» e delle altre due torpediniere, che si erano fermate sull’imboccatura del porto. Il rapporto del comandante Pignatti a tal punto dice: «Il signor Sauro lanciò l’idea di accostare alla banchina e cercare di prenderli (i gendarmi) e così avere delle informazioni». L’idea era semplice e geniale e fu immediatamente attuata. «L’operazione di ormeggio fu facilitata dai tre austriaci che ancora non si erano resi conto di avere da fare con navi avversarie; rapidamente Sauro ed alcuni marinai scesero per aver ragione di quegli uomini; due riuscirono a svincolarsi ma uno fu portato di peso sullo «Zeffìro» che rapidamente manovrò per uscire al largo». «Ormai non vi era più dubbio che l’allarme dovesse mettere in azione le batterie che si supponeva esistessero a difesa di Parenzo; nel mentre si teneva d’òcchio quella di San Lorenzo, la più vicina, Sauro interrogava il prigioniero». «Dapprima l’uomo si mostrò reticente, ma poi fini con l’indicare il luogo invano ricercato, sulla penisola di San Lorenzo, nascosto alla vista da una boscaglia di pini. Lo «Zeffìro» a mille metri dalla costa puntò i suoi cannoni. Non erano passati che 12 minuti dal momento dell’ingresso al porto». Le tre batterie di San Lorenzo, di San Nicolò e quella a nord-est di Parenzo aprirono il fuoco, controbattute dalle artiglierie dell’«Alpino» e del «Fuciliere», mentre lo «Zeffìro» tirava contro la boscaglia di pini. Il duello delle artiglierie durò circa venti minuti; sullo «Zeffìro» una scheggia troncò alcuni tubi di vapore, avaria di poco conto che fu subito riparata. Alle ore 5,15 furono avvistati fumi sospetti dalla parte di Orsera e venne perciò fatto il segnale di riunione alle unità del gruppo e a quelle di sostegno e alle ore 5,20 la formazione prese la rotta verso Cortellazzo. I fumi ben presto scomparvero sull’orizzonte ma gli austriaci lanciarono all’inseguimento gli idrovolanti provenienti da Pola e da Parenzo. Si svolse quindi una vera gara in cui gli aviatori spiegavano tutta la loro abilità nel cercare di avvicinarsi e lanciare le loro bombe sulle navi, mentre i nostri ufficiali, dai palchi di comando manovravano sveltamente per evitarle. Delle 60 bombe lanciate dall’alto non una colse in pieno le nostre unità. Cinque o sei scoppiarono vicinissime al «Pepe», due vicine al «Rossarol», una scoppiò presso il «Fuciliere» e alcune scheggie volarono a bordo; la 40 P. N. fu anch’essa colpita da una scheggia. Le perdite che ebbero queste unità — quattro morti, tre feriti gravi e undici leggieri — furono in gran parte dovute alle scheggie ed al mitragliamento da parte dei velivoli. Alcuni apparecchi nemici furono colpiti, ma non abbattuti dal fuoco antiaereo delle nostre unità, le quali prima delle nove del mattino poterono ormeggiarsi ai consueti posti a Venezia. In tutta l’azione furono sparati 400 colpi, dei quali 180 contro terra, gli altri contro i velivoli.