Per la conservazione di due antichi monumenti triestini 257 sicuramente sopportare il peso della statua marmorea che andò a sostituire una statua di legno dorato. Il lavoro fu eseguito dal celebrato architetto udinese Giovanni Fusconi, autore della demolita Locanda grande in Piazza e forse della palazzina dei Leo in Via S. Sebastiano e del palazzo dei conti Brigido in via del Pozzo del mare, lo stesso che ideò l’odierna Piazza del Ponte rosso. Il progetto fu elaborato da lui e dal primo tenente d’artiglieria l’ing. Giovanni Corrado de Gerhard, esponente e consulente generale della Commissione alle Fabbriche e poi sino al 1762 direttore delle costruzioni presso la stessa. Del Fusconi sembra siano gli indovinati altorilievi di trofei guerreschi che si scorgono sul basamento esagonale della colonna. La statua che la sormonta è un capolavoro dell’architetto militare veneto Lorenzo Fa-noli; fu eseguita a Venezia nel 1754 e eretta sulla colonna al principio del 1756. L’adattamento della colonna e della statua vennero curate dal Consiglio dei Patrizi, in persona del C. R. Giudice Giulio barone de Fin e dei Giudici e Rettori Raimondo Francol de Francolsperg e Giovanni Battista de Giuliani. La primitiva menzionata statua in legno era stata intagliata dal «maestro delle bombarde» Gian Giorgio Sailer con la collaborazione di Severino Traxel e di Simone Pariotti. ** La colonna di Leopoldo I è tozza; la statua è un bel bronzo finemente cesellato in ogni dettaglio; l’armatura è ricchissima e di accurata esecuzione; l’assieme ha i difetti propri del barocco. Un tanto si potè vedere quando nel 1934 il bronzo fu posto a terra per lo spostamento subito allora dal monumento. Non essendo stata la statua calcolata prospetticamente, non rivela dall’alto della colonna i suoi pregi artistici. La figura di Leopoldo I è l’unica statua del Seicento che esista in bronzo a Trieste e il complesso è assieme alla chiesa di S. Maria Maggiore l’unico monumento che abbiamo di quel secolo. La colonna, posta nella piazza che cosi duramente ha sofferto nella sua armonia e nella linea della sua area con la costruzione recentissima dei casamenti del suo lato sinistro, forma un elemento di quiete e di equilibrio; demolita, il neoclassico palazzo della Borsa vecchia dell’arch. Molari (1801), contro cui si proietta se vista dal Corso, perderà anche quel poco di ambientale e di monumentale che gli è rimasto; la sua mole farà ancora vieppiù, malgrado l’artistica austera bellezza del suo pronao, la figura di intruso e di sorpassato che ha assunto oggi. La colonna di Carlo VI è una squisita opera d’arte, definita da Pompeo Molmenti «una delle più belle colonne dedicatorie che in genere esistano nelle piazze d’Italia». Elegantissima nella insuperabile snellezza del suo fusto alto e slanciato, poggiante sopra armonioso, proporzionato basamento, è coronata da un eccellente capitello dovizioso e pur leggero; la statua è mirabile per proporzione e prospettica ed ha un’impostazione e una linea semplice e maestosa nella scioltezza del suo atteggiamento, da giovare ad ammaestramento di molti artisti moderni. Il monumento ha nel suo assieme una armonia perfetta ben rara a trovarsi e questa è accresciuta ancor maggiormente dal fatto che è posto di contro al palazzo Plenario-Pitteri che Ulderico Moro eresse nel 1780, ricollegando i suoi motivi architettonici ap-