ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 223 Gli Istriani dunque, portati da quella caratteristica loro tendenza naturale, si sarebbero dati alla pirateria esercitata contro Venezia. 11 Benussi osserva che allora, il mestiere del corsaro, non era nè più nè meno onorato di quello del conte che dal turrito castello scendeva con le sue schiere a depredare le terre vicine. Può darsi ora che questa pirateria si sia sviluppata indipendentemente dalle singole città istriane, ma può darsi anche clic essa sia stata fomentata proprio da qualcuna di esse e precisamente da Pola, chè, delle città istriane, soltanto essa sarà chiamata da Venezia a fare delle promesse in proposito. Il Benussi anzi dice che la audace impresa del pirata Gaiolo rappresenta quasi la sintesi delle piraterie, commesse dagii Istriani, a danno di Venezia nel periodo delle loro ostilità prima che queste degenerassero in guerra aperta e cioè prima del 977, del 1145, del 1150. A mio giudizio però il Benussi allarga troppo il periodo in cui tali piraterie avrebbero assunto un vero e proprio «carattere politico» contro Veaezia e inoltre mi sembra che non sia giusto (secondo anctie l’autorità del Dandolo) accusare tutti gli Istriani di pirateria. Il Dandolo infatti dice: «Polam et aliquas urbes Istriae»! Stando ora sulla concreta base dei nostri documenti (di quelli almeno elle possediamo) l’inizio di tali azioni piratesche contro Venezia dovrebbe risalire a dopo il 1000 e l’accusa dovrebbe ricadere soltanto su Pola e le «villae» della sua contea così come specialmente appare dal Docum. F § 23. E infatti solo nei due documenti riferentisi a Pola, del 1145 e del 1150 (Docum. E §§ 9 e 10 e Docum. F §§ 14 e 15) sono formulate delle clausole riguardanti la pirateria, mentre nè nel Docum. C del 977 nè in quelli del 1145 e del 1150 riferentisi alle altre città istriane, si fa il minimo cenno su tale argomento. Solo Pola dunque e solo nel 1145 e nel 1150 è chiamata a promettere vigilanza sui «suoi» pirati che essa aveva mossi e incoraggiati contro Venezia. E se noi osserviamo la carta geografica (N. 2) vediamo che la costa istriana raggiunge il suo massimo frastaglio proprio attorno a Pola, in corrispondenza della sua contea. Tutto quell’intrico di canali, isole, penisole, profonde insenature offriva ottime basi di preparazione e di rimpiatto per delle considerevoli spedizioni piratesche. A questo proposito riescirebbe interessante, per quanto arduo, il voler individuare tutte le ville della contea di Pola confìrmatarie dell’atto di pace del 1150 Docum F. Alcuni nomi di queste ville sono chiarissimi e si riferiscono ad attuali località ben definite: Medolinum, Sisanum, Lisinianum, Arsanum, Barbolanum (Barbana), Poma-rium, Urciranum. Altri invece sono di dubbia interpretazione: Azanum (Altura?), Popinianum (Pavici?), Normianum (Momorano?), Quernianum (Cavrano?). Colpisce il fatto di Medolinum messo «ili primis», quel Medolinum poco prima esplicitamente nominato (§ 14) e che giace in una zona la cui configurazione orizzontale è forse la più complicata dell’Istria, posizione dunque strategicamente superba! Ma più interessa notare che queste ville di Pola, datesi alla pirateria, si troverebbero quasi tutte lungo la costa dell’Istria orientale, un po’ lontane dal mare e in posizioni di ottima difesa. Gaiolo apparteneva certo ad una di queste ville: forse a Medolino? Ecco allora dopo il 1000 Pola apparire come capoluogo di una mezza repubblica di pirati la cui audacia si accentua al punto che la città pensa di giovarsene per suoi intenti politici. Pola infatti era troppo superba del suo passato ed ora, col rianimarsi del sentimento comunale, provava troppa invidia della crescente potenza di Venezia della quale non possedeva certo la finezza diplomatica, nè il senso acuto, profondo della vita politica. Essa, Pur di recare in qualche modo offesa a Venezia, pur di molestarla, di vederla preoccupata, pur di sfogare il proprio dispetto, il proprio timore, ricorse ad un mezzo assai semplice: incitare gli abitanti delle sue ville, tutti Pirati, a prendere Venezia come bersaglio delle loro scorrerie. Così Pola incominciava quella serie di ostilità sorde contro la Repubblica con la quale d ora in poi scenderà spesso in guerra aperta. Col fomentare i pirati delle sue coste, Pola cominciava a tradurre in azione quell’avversione, in essa lr!nata, contro Venezia. Quando poi sia cominciata questa azione piratesca