ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 231 Incominciamo per esempio dal § 2: come spiegare quel]’«ab hodierno integram fidelitatem juramus»? Che sia questa la prima volta che Pola giura fedeltà a Venezia? Non certo. Qui invece Pola promette che «ab hodierno» la sua «fidelitatem» resterebbe «integram» cioè sincera, cioè quello che non era stata finora ma che da oggi in poi («ab hodierno») tale sarebbe dovuta essere. Pola dunque promette che d’ora in poi, a differenza del passato, la sua fedeltà sarà veramente sincera. Come spiegare altrimenti quell’«inte-gram» due volte ripetuto nel Docum. E mentre nel Docum. D c’è solo «fìde-litatem» senza alcuna altra precisazione? Eppure, si dirà, anche Capodistrla, coll’entrare in questa guerra aveva infranto precedenti promesse, anche la sua «fìdelitas» in tal modo non era stata «integra». E allora come è che verso di lei Venezia mostra tanta fiducia? Le supposizioni possono essere due: 1) Forse dopo l’atto del 977 Capodistria non ne aveva firmati d’altri, si era cioè mantenuta strettamente fedele a quello di modo che ora. nel 1145, quei due secoli circa di fede osservata, le tornavano tutti a vantaggio come forte attenuante della sua recente colpa vista l’opinione che di lei Venezia si era potuta fare: Una città, stata fedele per due secoli, se ora in un momento particolarmente occasionale (rafforzarsi della coscienza e della animosità comunale) trascurando dei patti già quasi caduti in dimenticanza, si lasciava indurre (prendendovi certo anche poca parte) ad una guerra contro Venezia, questa avrà ben considerato. che non si trattava di infrazione, di inosservanza di patti così come invece faceva Pola la quale con la ribellione del 1145 rompeva dei giuramenti che aveva firmati forse pochi anni prima proprio come pochi anni dopo, nel 1150, romperà la fedeltà giurata ora nel 1145. L’atto del 1145 relativo a Capodistria in sostanza non è altro che il rinnovamento di quello del 977, ma quello di Pola del 1145 vuol dare ai rapporti Venezia-Pola una garanzia maggiore di quelle precedenti, vuol vincolare Pola a Venezia come forse non era ancora mai stato fatto. Il Docum. E, a differenza di quello D, è un atto imposto quasi con violenza, è una risoluzione decisiva presa da Venezia nel tentativo di stroncare la temeraria animosità dei Polesi in modo assoluto. 2) Ma per spiegarci la semplicità del Docum. D e la fiducia in esso dimostrata da Venezia nei riguardi di Capodistria noi potremmo pensare che quest’ultima, scesa in guerra di malavoglia, abbia poi subito domandato pace accettando con facilità ogni condizione pur di far dimenticare quel suo momento di debolezza che la aveva portata a contraddirsi nella sua lunga, ormai tradizionale politica pienamente favorevole a Venezia. E questa, che ben capiva esserle Capodistria veramente fedele, non avrà voluto mortificarla con l’imporle un atto pieno di esigenze ingiustificabili visto il coscienzioso comportamento finora tenuto da Capodistria nei riguardi della Repubblica. Riprendiamo l’esame del Docum. E i cui §§ 5, 6, 8 ci possono fornire altri argomenti a conferma del fatto che Pola non molto prima del 1145, aveva dovuto giurare fedeltà a Venezia, giuramento che con grande leggerezza ora (intorno al 1145) aveva rotto e' quindi aveva dovuto ripetere con solennità così come appare nel nostro Docum. E nei cui §§ 5, 6, 8 Pola dichiara che essa conserverà a Venezia vera e sincera fedeltà in ogni circostanza di pace e di guerra allo stesso modo di una qualunque altra città veneziana. Nel § 8 con quel «promto animo ac mente fideli in suum servi-cium venire et esse» Pola giurava piena sommissione alla sovranità di Venezia, quella sommissione già una volta promessa e che poi non aveva mai osservata. Quel «veram» aggiunto ad «integram» quel «conservabimus» alludono al passato, riconoscono il tradimento compiuto e vogliono essere una promessa per l’avvenire, una reintegrazione della propria politica che d’ora poi non dovrebbe avere oscillazioni ma dovrebbe curarsi solo di «venire et esse in servicium» di Venezia proprio «sicut una de civitate Veneciarum». In tutta questa trafila di promesse io credo si possano rinvenire non solo le cause occasionali della nuova guerra ma anche le precedenti mano-vre diplomatiche di Pola: questa città, chissà da quanti anni, si sarà adoperata, ma in tutta segretezza, a spostare gli obbiettivi dei suoi pirati (sparsi, come già si vide, lungo il litorale del Quarnero) dall’oriente all’occidente, vuesti pirati dunque, che finora avevano esercitato una modesta attività