292 FERDINANDO PASINI to, da un giorno all’altro, riscattato, perchè non poteva essere che la tolleranza dell’Italia fascista non avesse la sua ragione nella certezza della guerra imminente». On quasi tutta la nostra vita è stata un esercizio di questa padronanza dei nostri nervi; la conoscevamo l’attesa del giorno in cui ogni tolleranza, ogni sofferenza sarebbero state ampiamente riscattate. Ebbene, il giorno del riscatto è venuto. Anche di questo, dei più ampio riscatto! Non è molto simbolico il fatto che il primo ufficiale della Marina italiana insignito di alto riconoscimento per meriti di guerra dopo l’inizio delle ostilità sia stato proprio un figlio di Trieste, Franco Tosoni Pittoni, l’affondatore deirincrociatore britannico Calypso? E’ un fatto ch’io non so dissociare, nella mia anima di triestino, da un altro fatto: dall’offerta immediata che l’Italia faceva allAsse, sull’altare della causa comune, col sacrificio della vita di Italo Balbo, valore umano che, da solo, pareggia bene il sacrifìcio d’intere armate. A Ma ora non si tratta più soltanto di Trento e di Trieste. Ora si tratta di ricuperare anche Nizza, la patria di Garibaldi; ora si tratta di ricuperare anche la Corsica, patria di Pasquale Paoli e patria di quel Napoleone che fu tradito dai francesi all’Inghilterra, dopo cn’egli aveva fondato il loro impero. E ritornerà ora all’Italia anclie Malta, cessando di essere, nel cuor del Mediterraneo, una costante minaccia dello straniero intruso alla sicurezza degli abitatori nativi del Mediterraneo. E all’Italia sarà consegnata quella Tunisi die il nostro Filippo Zamboni, triestino, fin dal 1876, voleva rivendicata all’Italia come «cosa nostra», «per non dover temere», — diceva — quando che fosse, «una nuova rivale Cartagine». La conquista di Berbera ha iniziato il crollo deirimpero coloniale britannico nell’Africa. E l’Italia avrà accesso al Mar Rosso attraverso quel canale di Suez che si deve al genio costruttivo di Luigi Negrelli trentino e al contributo del capitale triestino. E salterà, finalmente, anche l’ultimo chiavistello del Mediterraneo, quello che ci precludeva il libero accesso all'Oceano, restituendosi Gibilterra alia Spagna sorella, che noi salvammo a tempo dalla furia babelica dei rossi e dalla perfida insidia degii angiofrancesi. L’ora imperiale che oggi respiriamo è tutta, è sempre irredentista. Le «aspirazioni naturaii del popolo italiano», delle quali parlava alla Camera S. E. Galeazzo Ciano il 30 novembre 1938, erano quelle che da Trento e Trieste avevano sempre avuto stimoli ed appoggi. Avendo marciato sempre e militato sempre all’avanguardia, noi oggi possiamo abbandonarci serenamente alla visione di quel mondo migliore che deve sorgere dalle rovine del vecchio mondo. Non è, per noi , un’anticipazione prematura e utopistica, come quasi tutto il lavoro che vediamo fervere negli stati neutri o non belligeranti e perfino negli stati già sconfitti, per riorganizzare le loro