LA XIV INTERSINDACALE DEGLI ARTISTI GIULIANI 297 del mare da tenersi quest’inverno. Son sintomi questi che, insieme con il successo della Sindacale e l’inizio d’una nuova Permanente, ravvivano la speranza per ciò che concerne i nostri cari artisti e la loro opera, sintomi di cui bisogna tener conto, in cui bisogna aver fiducia, collaborando come si può al riformarsi d’un ambiente e di un’atmosfera sempre più propizi all’arte, ch’è gioia e fa bene allo spirito per chi guarda o ascolta o legge, è gioia ed è fonte di vita per chi, lavorando, crea. Ma, per tornare alla Sindacale e alla Galleria, un’altra cosa volevo dire della nuova sede in rapportò all’esposizione: che la minor ampiezza dei locali ha costretto la giuria ad una maggiore severità nella selezione delle opere presentate, severità ch’è tornata a tutto vantaggio della manifestazione. Se è un po’ penoso scoraggiare chi è ancora un po’ addietro sulla via dei tentativi, e se non è giusto farlo quando si tratti di buone promesse, non è però lecito ad una giuria d’artisti ammettere opere ove non sia nè arte nè promessa, chè altrimenti essa verrebbe meno al suo scopo e andrebbe contro al suo regolamento. L’arte non è per tutti, e quelli per cui non è, vai meglio che .se ne ritraggano in tempo, a scanso di maggiori disillusioni e stenti avvenire. Ed è anche questa una premessa necessaria di fronte all’auspicata ripresa di cui, come ho detto, si spera di cominciare a intravvedere qualche sintomo. Ma è tempo di passare a qualche dettaglio su ciò che di più buono ha offerto questa Mostra. La pattuglia di punta degli artisti giuliani è stata, come sempre, all’altezza di se stessa, con tutta una serie di opere di gran pregio, di indiscutibile valore. A ricercare, oltre il possibile abbaglio della forma, il valore sostanziale, la sensazione, il sentimento, li abbiamo ritrovati, i migliori, sparsi qua e là, uno o due o più in ciascuna sala. A cominciare con Dyalma Stultus, che ci mostrò una sua grande composizione con uno dei suoi nudi pieni di vigoria campeggiante sulla scena e, intorno ad esso, in tutto equilibrio, altre figure, costituenti altrettanti riuscitissimi ritratti, di bimbi e di giovani, ciascuno con una sua espressione or di intima malinconia ora d’attonito stupore or d’altro, e accanto a tale gran quadro una figura deliziosa di contadinella e un «piccolo cantiere» tutto indovinatezza di rilievi e di luci, a proseguire con Adolfo Levier, il quale sia in un ritratto che in due quadri di fiori, con le sue sicure e talora rudi pennellate e con la sua corag-giosità di coloritore, permea l’opera della sua forte personalità di artista compiuto, con Cesare Sofianopulo, che ci ha presentato una visione dello sventramento di Cittavecchia in cui la minuziosità, per essere generale e tale da dare uno dei toni al quadro, nulla aveva di lezioso ma anzi contribuiva a ridare con pienezza espressiva l’ambiente e la sua atmosfera, e un autoritratto disegnato e dipinto con la stessa e consueta finitezza, con lo Sbisà e il Bergagna, entrambi personalissimi nel loro diverso temperamento, tutto delicata finezza di disegno e morbidezza di toni il primo, e tutto gentilezza d’espressione e vaporosità di colorazione il secondo. Più avanti altre cose non meno belle ci attendevano: del Noulian tre di quei suoi paesaggi in cui è sempre la sensazione della