298 MARIO PACOR stagione, della temperatura, talora un che di profondamente malinconico, come a questa Mostra nelP«autunno», sempre un’armonia di colori blandi, di luci tenui, di spazii misurati, del Lucano un ritratto compiuto con quella serietà di studio e quella ricerca dell’anima nel volto, che oggi così spesso manca, e due saporose marine, del De Finetti interni e fiori che rivelavano come sempre una sensibilità cromatistica, un amore e uno studio tali da suscitare, uniti, un senso piacevolissimo d’ammirazione. Gianni Brumatti, il più autentico interprete del paesaggio carsico, ci ha mostrato ancora una volta, in un campo arato mattutino, in una strada al meriggio e in una raccolta del grano, quanto la sua anima si fonda e immedesimi con quella del paese ch’egli ritrae con così intima penetrazione in tutto ciò che di più profondo esso ha in sè. Ma accanto a questi si pongono, ai posti d’onore, altri le cui opere rivelano valori artistici altrettanto indubbi, come il Bidoli, la cui «petraia carsica» ha certi particolari coloristici e di profondità che meglio non sarebbero potuti riuscire, il Rossini forte e coraggioso nell’affrontare e risolvere problemi paesistici non facili di luce e di spazio, il Roma, che in una sua «Primavera nel Friuli» ha mostrato gran maestria e sensibilità pittorica, lo Zangrando, la cui mano esperta non falla nel ridare l’atmosfera in un gustosissimo «Bosco nel Cadore», il Fiumi con certe sue cose nitide e belle e aggraziate, il Cuccoli fine ed esatto, il Lannes, migliore nei suoi verdi paesaggi che nel ritratto, l’Orlando, che come altri ha migliorato rispetto all’anno scorso, il PredOnzani con bozzetti di pannelli ben composti e movimentati, il Sambo con il suo consueto stile tra il reale e l’irreale, i due Daneo con buoni paesaggi, il Moro, buono specialmente nel ritratto, il Righi, sempre eguale a se stesso, il Fu-lignot con i suoi gentili ritratti femminili, la Beltrame con uno dei ritratti in cui riesce così simpaticamente, la Battigelli con una levigata natura morta, e, neiracquarello. Ramiro Meng che ci ha offerto due dei suoi eccellenti paesaggi in cui è tanta anima e tanta sicurezza interpretativa e Tonci Fan toni, che suona più in sordina, e il Finazzer con i suoi consueti scherzi di chiaroscuro, e il Giordani, e nei disegni, nel bianco e nero e nelle acqueforti buone cose del Dorbes. del Vidris, del Posar e d’altri. La scultura s’è mostrata tutta ad un alto livello artistico, e assai ampia lode ne va data a quelli che tra noi ne sono i forti appassionati cultori. Marcello Mascherini ha presentato alla Mostra un’Èva e una «bagnante» che si sono fatte ammirare per l’impegno evidente con cui doveva essere stato compiuto il lavoro, ma più ancora è piaciuto il suo busto di bambina per la genuina, immediata ispirazione e per la finezza e compiutezza espressiva, Ugo Carà modellò in cera un torso femminile di modeste proporzioni ma di un’esattezza anatomica congiunta a un afflato artistico che ne han fatto un’opera del più gran pregio, come di squisita fattura è stata la «testa d’uomo» in legno, giustamente ammiratissima insieme all’altro busto femminile, il Mayer ha esposto una «maternità» veramente satura di sentimento e d’espressione ed una piccola Baccante tutta minuzia di modellazione e agilità di movimento.