ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) '203 posta per un popolo come il Veneziano. Venezia dunque, nascendo, apriva gli occhi sull’Istria ripromettendosi dà questa nobilissima terra il più largo contributo al suo grande avvenire. E così, nei primi quattro secoli all’incirca della sua storia, Venezia ebbe con l’Istria i migliori rapporti di fratellanza anche se di rado le due terre si trovarono unite sotto uno stesso Sovrano. Tali rapporti erano fondati sulla perfetta parità di diritti da ambo le parti tranne qualche breve momento in cui l’Istria si senti di certo superiore, conscia del fatto che Venezia le era strettamente legata per necessità di vita! L’Istria dava a Venezia pane, olio, vino, carni, legnami, pietra e fino la pece per calafatare le navi. L’Istria diede poi a Venezia in ogni tempo Dogi, Vescovi, Magistrati, Marinai. La lingua comune, la tradizionalità dei commerci, l’affinità di usi e costumi, l’essere state unite sotto Roma e sotto varie altre dominazioni successive, il trovarsi a specchio di quello stesso bacino di mare e poi il passaggio e lo stabilirsi continuo di numerose famiglie istriane nella Laguna e di famiglie della Laguna in Istria, tutto contribuiva a che queste due terre si sentissero sorelle e i loro rapporti fossero i più intimi. Però, con l’andar del tempo e già fino dagli inizi del secolo X, questo equilibrio fra l’Istria e Venezia prende lentamente a rompersi in quanto Venezia comincia a levarsi dalla comune piattaforma, a muovere cioè i primi passi su quella via che la porterà a dominare e sull’Adriatico e sulle sue coste: anche in Istria. E se la Dalmazia, come si disse, fu per Venezia facile preda vista la lontananza della debolissima Corte Rizantina e visto il desiderio delle stesse città dalmatiche di darsi a Venezia per essere da questa protette contro il crescente infuriare di pirati slavi e saraceni, non così dell’Istria sorvegliata dai suoi Sovrani ed essa stessa gelosissima delle proprie libertà le quali, anche se minacciate da quei medesimi pirati, trovavano però un certo qual gratuito riparo nel fatto che Venezia doveva, per la sua stessa difesa, vigilare e proteggere quel loro comune bacino di mare. Cosicché la Repubblica dovrà, nei riguardi dell’Istria, giocare a lungo di astuzia e sostenere molti anni di fatiche e di pazienza ora accennando a una minaccia, ora ritirandosi con prudenza per poi tornare alla carica attenta sempre a non muovere l’ira degli Imperatori, ma pur decisa a piantare, prima o poi, in questa terra, il suo vessillo. Finché nel 1150 vi riescirà definitivamente. Nel 538 Cassiodoro, maggiordomo di re Vitige, il cui regno comprese anche l’Istria e la Venezia, scriveva una lettera ai Tribuni veneziani per indurli a trasportare a Ravenna, con le loro navi, i tributi dell’Istria. Fra l’altro Cassiodoro diceva: «Data pridem jussione ut Istriae vini et olei species, quarum presenli anno copia indulta perfruitur, ad Ravennatem feliciter dirigerei mansionem. Sed vos, qui numerosa navigia in eius confìnio possidetis, pari devotionis gratia providete ut, quod illa parata est tradere, vos studeatis sub celeritate portare». Continua quindi lodando la bravura dei marinai veneziani usando, in verità, di un linguaggio che sa alquanto di ricercatezza, di adulazione quasi per convincerli, con lusinghevoli parole, a una prestazione d’opera alla quale forse i Veneziani non si sentivano troppo inclinati. A noi però interessa l’apprendere che già allora, nel 538, i Veneziani tenevano in Istria «numerosa navigia». I traffici dunque fra Venezia e l’Istria già nella prima metà del sec. VI erano così sviluppati che nei porti istriani arrivavano e partivano continuamente navi veneziane. Da patti posteriori fra Venezia e i Sovrani da cui dipendeva l’Istria, noi vediamo come la Repubblica avesse avuto sempre grandissimo bisogno di assicurarsi la libertà di commercio m questa terra; libertà che le era necessaria come prima condizione di vita. Nel 538 Venezia non poteva essere nulla più delle altre città vicine e consorelle: viveva commerciando, possedeva già un considerevole naviglio e una grande abilità nel navigare ma nulla ancora di eccezionale si avvertiva in essa. Può destare meraviglia anche il fatto che Cassiodoro si rivolga ai Veneziani e non direttamente agli Istriani per il trasporto di quei loro tributi. Forse perchè gli Istriani sarebbero stati sprovvisti di naviglio? Ciò non è neppure da supporsi. L’Istria costruì navi in ogni tempo e i suoi