266 FATTI, PERSONE, IDEE dell’arte italica, ma benanche prima, nel periodo del caos dei mille tentativi e delle mille imitazioni esotiche, Trieste s’è sempre tenuta, relativamente alle altre città italiane, in un equilibrio maggiore, in quell’equili-brio che, anche per quanto riguarda l’arte, è essenzialmente mediterraneo, italico, romano. Giuliano Gaeta Nè continuità del Fascismo senza Impero nè continuità dell’ Impero senza il Medi-terraneo Se si pensa che l’Italia demomassonica fu nel 1914 quella della neutralità e del pacifismo; se si considera che l’interventismo del 1914-15 uscì da quelle minoranze che s’erano venute imbevendo delle idee del Mazzini, dell’Oriani, del Corradini e del Corridoni, minoranze che furono capeggiate poi da Mussolini, come colui che queste idee aveva vagliate, composte a sintesi, fatte vive in se stesso e nella sua anima rivoluzionaria, allora si comprenderà benissimo che la data di origine del Fascismo come movimento rivoluzionario va arretrata di alcuni anni sulla data ufficiale; che le si deve far appartenere la guerra del 1915-18 e particolarmente quella combattuta dopo Capo-retto, con la nascita dell’Arditismo, dell’inno «Giovinezza», della «Disperata», del «Memento audere semper». Quest’Italia che per Dante aveva potuto decantare una priorità d’idiòma, e per Machiavelli una priorità politica, e per Vico una priorità storicistica, e per Gioberti una priorità morale e civile e per Garibaldi una priorità legionaria, rinasceva in Benito Mussolini con una fisionomia idealistico-volontaristica, e spingeva lo sguardo a un superbo avvenire. Sicché il Fascismo da Lui fondato, volendo non essere nella storia ma fare la storia, veniva orientato — anche se non se lo fosse detto — verso la creazione dell’impero, con una missione imperiale. E’ dei popoli forti e creatori avere una missione da compiere; è dell’Italia, fin da quando si chiamava Ro- ma, dare a ogni missione che dalla storia le sia commessa un valore di universalità. Per cui il Fascismo fu nel suo stesso farsi missione universale: missione di nuovo verbo di fratellanza sociale, di nuova pace con giustizia ai popoli, di nuova filosofia (che è modo di vita) al mondo. Quando si dice impero si intendono due aspetti dello stesso: v’è l’impero materiale che risponde ad estensione di confini e ad unione di popoli, e v’è l’impero spirituale che risponde a un contenuto filosofico, culturale, religioso, politico, sociale. Sono verità che Mussolini era venuto ricordando già nei primordi del movimento da lui iniziato. Come teneva a ricordare che il Fascismo non crede in valori materiali che precedano quelli dello spirito, in un’azione che sia distinta dal pensiero, in una gnosi che non sia insieme anche prassi. 11 Fascismo non potrebbe quindi ammettere un impero esclusivamente spirituale, come neppure un impero meramente materiale: l’uno deve per il Fascismo vivere ed attuarsi con l’altro; i due imperi devono compenetrarsi e sostenersi e perfezionarsi a vicenda. Basta uno sguardo anche superficiale sull’azione coloniale fascista, di fronte a quella di altri popoli, per convincersi della verità del su esposto. Vi sono i popoli che intendono per colonizzazione il possesso su un territorio a puro titolo di sfruttamento; e quelli che per colonizzazione intendono sbocco delle proprie esuberanti risorse industriali fuori dei confini e del continente. L’Italia crea invece nelle terre della sua colonizzazione lembi del proprio impero; vi porta con le insegne la patria, quella della cultura e quella del lavoro, quella delle armi e quella della legge. La Libia dia esempio. Colonizzare diventa, così, estendere, non per via mediata una immagine del progresso, bensì per via immediata lo stesso vitale progresso. Un impero così fatto non può però esaurirsi nella sua conquista, che ne è solo il mezzo. Derivano quindi per l’Italia sempre nuovi doveri e propositi, via via che essa allarga i termini del suo impero; doveri e propositi che si chiameranno, come oggi si chiamano: tendenza alla libertà dei mari e particolarmente di quelli che