PUBBLICAZIONI E RICERCHE ARCHIVISTICHE SUGLI ESULI NAPOLEONICI A TRIESTE All’appressarsi dell’esercito repubblicano del generale Championnet ed in mezzo al divampare della guerra civile nel Regno di Napoli, le fuggitive vecchie zie dei Re Martiri Principesse Maria Adelaide e Vittoria Luisa di Borbone avevano invocato e trovato il 19 maggio 1799 un tranquillo asilo di pace nella nostra Trieste e dopo soli otto mesi una tomba ospitale nella Basilica di S. Giusto (1). Quattordici anni dopo, il figlio di quella Rivoluzione, che pur risparmiandole alla ghigliottina causò ior® tante tribolazioni, veniva a sua volta cacciato e il loro nipote Re Luigi XVIII, salito sul trono degli avi, ordinava che le porte della patria si riaprissero alle loro salme. Quando il 12 novembre 1814 le due bare abbandonarono solennemente Trieste sulla fregata «La Fleur de Lys» (2), già altri rottami di un secondo vasto naufragio erano stati sospinti sui nostri lidi: il più giovane dei fratelli del Bonaparte, Gerolamo ex Re di Westfalia, e una sorella, Elisa Baciocchi, ex Granduchessa di Toscana. Col loro arrivo il 6 agosto 1814 e con quello della loro sorella Carolina Murat, ex Regina di Napoli, il 6 giugno 1815, s’iniziò quel soggiorno dei Na-poleonidi fra noi, che si protrasse ad intermittenze sino al 1832. Due anni prima, le giornate di luglio avevano già nuovamente e questa volta per sempre rovesciato la Dinastia di S. Luigi. Il 21 ottobre 1836 questa sceglierà a suo esilio la vicina Gorizia e nelìo spazio di dieci lustri (1836-1886) scenderà tutta, dietro a Re Carlo X, l’ultimo dei nipoti delle due Mesdames, nella cripta piccola e bassa del convento di Castagnavizza (3). Vinto sui campi di battaglia, un loro pronipote infine, Don Carlos V di Borbone, Re abdicatario di Spagna, riparerà, in mezzo alia insurrezione veneziana del 1848, il 23 marzo di quell’anno, a Trieste. Sino al 1874 la sua Famiglia dimorerà fra noi e come attratta dal vuoto avello borbonico di San Giusto, andrà a riposare tutta all’ombra della nostra Cattedrale (4). Gigli d’oro e api d’oro si alternano così, in queste terre, durante lo scorso secolo, sempre avversi se anche accomunati dalla sventura, e tessono un importante capitolo di storia regionale, che s’innesta nella storia politica europ**.