230 GUIDO POSAR-GIULIANO Quanto a Pola, nessuna meraviglia: era stata e lo sarà sempre anche in seguito la città istriana più ostile a Venezia, quella che ora, più di ogni altra, cercava di contrastarle il passo in Istria. Ma lo straordinario si è che invece di trovare accanto a Pola per esempio Parenzo o qualche altra città come Rovigno, Umago ecc. troviamo Capodi stria la città cioè che meno aspetteremmo! La cosa però è facilmente spiegabile: Se infatti Pola muoveva contro Venezia per i motivi che abbiamo detti. Capodistria lo faceva per dei motivi alquanto diversi, essa era «stanca» della lunga fedeltà tenuta a Venezia che l’aveva «colpita», per dir così, come nessun’altra, con richieste di patti e di atti di omaggio. Capodistria aveva in certo senso bisogno di scuotersi, di manifestare la sua vitalità, la sua coscienza. In sostanza l’unione di Pola e Capodistria contro Venezia sarebbe l’incontrarsi di due estremi ugualmente desiderosi di disfarsi della pressione veneta. La guerra fu breve. Venezia ebbe presto il sopravvento e si impose obbligando Capodistria e Pola alla Arma di un patto di (e conviene notare le differenze) semplice «fìdelitatem» la prima, di «integram fidelitatem usque ad perpetuimi» la seconda. E con questi atti i rapporti commerciali sono sanciti, i contributi di navi imposti, e per la prima volta troviamo due città istriane giurare ripetutamente fedeltà a Venezia. La posizione di queste due città istriane rispetto a Venezia viene, per la prima volta, definita entro contorni netti. Per la prima volta cioè due città istriane, giurando fedeltà eterna e promettendo il loro aiuto in ogni guerra che la Repubblica intraprendesse, si dichiaravano sue suddite e ne riconoscevano la piena sovranità. Esaminando i due documenti, si vede subito che quello relativo a Pola è molto più complesso, più particolareggiato, più rigoroso di quello relativo a Capodistria. Mentre questa promette una semplice «fidelitatem» Pola invece è costretta a promettere: «integram fidelitatem usque ad perpetuimi . .. veram et integram fidelitatem conservabimus . . . sicut una de Veneciarum civitatibus in omni tempore pacis et werre.. . promto animo ac mente fideli in suum servicium venire et esse debemus ...». Come spiegarsi ora questa enorme differenza di espressioni fra il Do-cum. D e il Docum. E? Perchè il primo è così semplice e il secondo tanto particolareggiato? Capodistria giura «fidelitatem», fa promesse di contributi militari, fa patti di indole commerciale e basta. Le stesse promesse fa anche Pola con in più quella di invigilare e contrastare il passo («insequendo et adver-sando» Docum. E § 10) ai pirati che fossero entrati nel bacino di mare «a Pola usque Vcnetie». Capodistria dunque coi pirati non ha niente da fare. Vengono inoltre, come abbiamo visto, le complesse espressioni con cui Pola giura fedeltà e riconosce il proprio vassallaggio rispetto alla sovranità di Venezia. Da tutto questo e dalla nostra conoscenza sulla differenza dei rapporti Pola-Venezia e Capodistria-Venezia, possiamo concludere che Capodistria si era mostrata sempre benevolente verso Venezia, sempre più pronta a seguirla che a opporlesi e che ora, nel lasciarsi trascinare da Pola, non era stata che una debolezza; Venezia però aveva di lei fiducia, quasi un senso di riguardo per cui le chiedeva una semplice promessa di fedeltà sicura che Capodistria l’avrebbe senz’altro osservata. Da Pola invece Venezia voleva promesse molto più forti, più vincolanti perchè la sapeva (per averla già in passato sperimentata) facile all’infrazione, allo spergiuro. Nè Venezia minimamente si ingannava che infatti poco dopo il 1145 Pola, malgrado tutto, non esiterà punto a rompere la fede giurata e a insorgere più furiosa che mai contro Venezia mentre invece Capodistria si manterrà ferma al giuramento dato! Ho detto che Venezia aveva poca fiducia in Pola perchè già in passato ne avrà sperimentata la facilità all’infrazione dei patti, allo spergiuro. A prova di ciò chiamo prima di tutto la complessità del Docum. É in cui Venezia vorrebbe trovare un mezzo definitivo, quasi una formula magica, per incatenare una volta per sempre l’indocile Pola; ed inoltre l’esame particolare di certe espressioni di detto Docum. E.