FATTI, PERSONE, IDEE 321 il Combattente Benito Mussolini fu ricoverato gravemente ferito durante la grande guerra”. Ottenuto, ai 12 giugno, il consenso eccezionale del Duce, si procedette all’inaugurazione della «R. Scuola elementare e del lavoro Benito Mussolini». La cerimonia si svolse, alla presenza di S. E. il Ministro dell’Edu-cazione Nazionale Giuseppe Bottai, domenica, 10 novembre. In un’aula della Scuola fu scoperta una targa, per la quale era stata dettata, dallo stesso Provveditore Reina, questa eloquente epigrafe: Quando questa Scuola - era ospe-daletto da campo - in quest’aula - dal 23 febbraio al 2 aprile 1917 - fu ricoverato ed ebbe le prime cure - il Bersagliere Benito Mussolini - gravemente ferito a quota - Qui il 7 marzo - il Re Soldato - visitò il futuro artefice - del destino imperiale d’Italia. - Educatori e alunni - presente il Ministro dell’Educazione Bottai - il 10 novembre 19'tO-XIX - intitolando questa Scuola - al nome immortale del Duce - riaffermano la loro fede - in Lui e nell’opera Sua. («Il Piccolo», Trieste, 9, XI, ’40; «Il Popolo di Trieste-Il Piccolo della Sera», 11, XI, ’40). Il Gonfalone di Padora • ir Un iversità di Xrieite Nella stessa giornata, 10 novembre, con l’intervento personale di S. E. il Ministro dell’Educazione Bottai, ebbe luogo sul piazzale di San Giusto, davanti al Monumento dei Caduti, una altra solenne cerimonia: la consegna del gonfalone offerto dall’Università di Padova all’Università di Trieste, secondo la promessa già fatta nel settembre 1938 («La Porta Orientale», VIII, 3&4). Il gonfalone è opera insigne d’arte, eseguita a Padova su disegno di Giovanni Ponti. Parlarono con alti sensi, toccando i motivi della tradizione e delle mète future, comuni alle due città sorelle, il Rettore dell’Università padovana Carlo An-ti e il Commissario dell’Università triestina Giannino Ferrari dalle Spade: il podestà di Padova Guido Soli-tro, aggiungendo al dono del gonfalone quello di un bronzo riproducen- te la porta dell’Ateneo patavino, e il podestà di Trieste Luigi Ruzzier. Dopo aver benedetto il gonfalone, S. E. il Vescovo Mons. Santin pronunciò pure brevi e calorose parole per esaltare il simbolo di San Giusto e la funzione dell’Università di Trieste come educatrice della gioventù mussolinia-na. («Il Popolo di Trieste-Il Piccolo della Sera», 11, XI, ’40). PROBLEMI di CONFINE E’ un canone della Mistica fascista non farsi obbligo di dire che «tutto va bene» o «tutto va male» in un paese come il nostro, dove la vita è «rivoluzione continua» ossia dove ciascuno deve — secondo il comandamento del Duce — proporsi per fine d’ogni propria azione: «sempre più e sempre meglio». Fedele a questo principio è il senatore Ettore Tolomei che in un estratto del suo «Archivio per l’Alto Adige» (Gleno, 30 aprile 1940-XVIII) condensa, sotto il titolo Problemi e vita dell’Alto Adige (pp. 76), la storia dei patti fra Roma e Berlino tendenti a ottenere, mediante la Rückwanderung dei tedeschi, una maggiore omogeneità nazionale nella regione di qua del Brennero, eliminando quindi le ragioni che turbavano spesso i rapporti fra i due grandi Stati limitrofi, Italia e Germania. Più che la storia dei patti, a noi interessa la loro applicazione. Su questa il Tolomei ci dà delle notizie, dalle quali appare che non tutto è proceduto nè procede con quella prontezza e con quella praticità che si sarebbero potute attendere dopo di-ciott’anni di regime fascista e dopo tanti studi che si erano accumulati, da persone competenti e di sicura fede politica, sui problemi da risolvere. Il guaio è che gli studi non furono compulsati nè i competenti furono consultati. E’ doloroso constatarlo ed è amaro il dirlo: il Duce non fu servito bene. A lèggere, qui, come furono condotte le operazioni delle così dette «opzioni» per la Badia, la Gardena ed Ampezzo (pp. 51-58), c’è da rimanere trasecolati. Per darci una spiegazione di certi particolari che vengono esposti, bisogna proprio concludere che all’ignoranza, all’indolenza, a residui di