ALCUNI DOCUMENTI SU DI UN SUPPOSTO TENTATO AVVELENAMENTO DI PARIDE ZAJOTTI Il governo austriaco sull’esempio di quello piemontese, si mostrò deciso ad agire con la massima severità contro le trame della Giovane Italia. Mentre i primi arresti in Piemonte procedettero nell’aprile 1833, in Lombardia cominciarono nel settembre in seguito all’editto imperiale dell’agosto contro quella setta, editto che rammentava la paterna, sovrana sollecitudine di 12 anni prima nell’ammonire i sudditi contro le seduzioni e le mali arti della Carboneria, additando la Giovane Italia quale peggiore della prima: la ostile disposizione governativa verso gli inquisiti lombardi, venne anche aumentata da un avvenimento esterno, la spedizione di Savoia. Già verso la fine del ’34 si ebbero così le prime sentenze, senza però interrompere il processo, seguitando gli arresti lino al febbraio ’35, arresti che raggiunsero complessivamente la cifra di 600 persone. Quindi — come osserva il De Castro — poche inquisizioni politiche italiane possono essere paragonate a queste per il numero dei colpiti, se non di condanna, di processo più o meno lungo (1). Esse dovevano solo cessare coll’avvento al trono dell’imperatore Ferdinando, e così — non senza qualche tentativo da parte di magistrati zelanti di contraddire a questa sovrana volontà e di immiserirla — i condannati vennero in gran numero prosciolti. Dopo due anni di carcerazioni incessanti, di persecuzioni, di processi e di tormenti, la Gazzetta privilegiala di Milano ai 29 settembre ’35, poteva annunciare in tal modo al pubblico la fine delle procedure pendenti avanti l’istruttoria del Tribunale Criminale di Milano, contro parecchi prevenuti imputati del delitto di alto tradimento: venti degli arrestati furono con tre conformi sentenze di I.a, II.a e Ill.a istanza dichiarati colpevoli, contro diciannove fu pronunciata la condanna di morte e ad uno venne applicata la pena temporale del carcere. Per tali procedure non si stabilirono come nel ’21 Commissioni speciali, esse furono affidate invece al Tribunale ordinario. Presiedeva il trentino A. Mazzetti, presidente dell’i. r. Tribunale Generale d’Appello e Superiore Giudizio Criminale, giudici istruttori erano i due consiglieri tedeschi Schneeburg e Kindingher, inquisitore un altro trentino, il consigliere d’appello Paride Zajotti; fungevano da assessori due giovanetti, Corvi e Moroni, da attuari G. Pecchio e il viennese S. Karis — generoso di consigli ed anche di denaro, come ricorda il Cantù — gruppo che veniva detto del malaugurio.