186 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARIANO RUGO, Ferri battuti, liriche, Torino, Edizioni Montes, 1939; pp. 109. «Eppure non è un vinto» mi sono detto del Rugo sul finir di leggere queste sue liriche, che tanto sanno d’amarezza, di tristezza, di desolazione. Non è infatti un vinto colui che, sopraffatto, tenta una ribellione, seppure inutile, colui che, messo in catene, oltraggia e schernisce il persecutore. Tale è la posizione del nostro autore di fronte alla vita, espressa in queste sue liriche, ben modellate con materia egregia. E non poteva non essere una materia egregia un’esperienza di amara solitudine, d’inutile lotta, di duro esilio, d’una vita insomma priva o quasi di luce, ad uno che sa trasformare in immagini di mordente poesia le grinze e le cicatrici che increspano il cuore che tal vita ha vissuto, e vive senz’ormai altra speranza che la morte, attesa pur essa senza quella serenità di chi . in essa vede la sola benefica liberatrice, bensì con bisogno di una line, sia pure trista, cupa, annichilente. E’ un pessimismo, ma un pessimismo che non nega l’esistenza di valori positivi, nò ad essi vuol comunque irridere; chè anzi deriva da un loro premesso riconoscimento, da una loro affermazione, e soltanto constata come però la vita ne ostacoli per lo più l’attuazione o quanto meno il prevalere : prevale il male sul bene, il vizio sulla virtù, la forza sulla giustizia. Con crudo realismo il poeta, che pare abbia conosciuto i colpi più duri del destino, si compiace di fermare in ben scolpiti versi momenti di contemplazione ironica dei casi della vita, d’indugiare, talora non senza sarcasmo, su certi aspri contrasti cui il mondo ci pone così spesso innanzi, di definire compiutamente e in profondità amarezze, rimpianti, stati d’animo d’angoscia e d’avvilimento, di tracciare, a mo' dei romantici, minute scene dal vero : ed è un verismo in cui la forma aderisce perfettamente alla sostanza, l’espressione al concetto. Non è a dire che tutte indistintamente queste liriche risentano di stati d’animo di depressione o di sconforto : vi trovi, se pur raro, anche 11 sorriso, il momento d’oblìo, la visione serena. E il contrasto con lo sfondo rende anche più vive queste altre liriche, dà quasi loro maggior luce ed evidenza. Ma son rare, come abbiamo detto, chè la mestizia prevale cosi nella poesia di più vecchia data come nel- le più recenti, perchè l’esperienza di dolore deve essere stata già della giovinezza, della prima maturità, che da essa dev’essere stata certamente anticipata. Ci piace dunque il Rugo, e ne apprezziamo la poesia, poiché vi troviamo espresse le sensazioni nostre più incisesi nel nostro «io» con la punta della sofferenza, con il fosco dell’amarezza, ci piace il Rugo e ne apprezziamo la poesia perchè ci troviamo dinanzi ad un quadro della vita che, seppure ne riveli un paesaggio senza sole, ne esprime appieno, con maturità di disegno e finezza di colorazione, molti dei più tipici aspetti. Maño Pacor ERNESTO ELIGIO DOLCHIERI, Eros allo specchio, Udine, Istituto delle Edizioni Accademiche, 1940; pp. 215 (1. 10). Già nella prefazione alla versione dello «Spirito e arguzia» del Weber, il Dolchie-ri così scriveva: «Innegabilmente la letteratura si avvia verso una minore verbosità e un maggior contenuto. 0 dipenda il gusto dello scrittore dal gusto del mondo lettore o viceversa, certo è che il tempo dei Miserabili è finito e nessuno penserebbe adesso di scrivere un romanzo di decine di migliaia di pagine, o perchè correrebbe il rischio di non venir letto o forse, ripeto, perchè l’indole degli scrittori si è mutata col mutare del mondo industriale, scientifico, politico, ed il pubblico, assuefatto a trovare in una novella o in un epigramma una quantità di sensazioni altre volte diluite in migliaia di pagine, vi si è abituato e vuole, leggendo poco, legger molto, e leggendo molto, legger moltissimo. Creato poi questo clima letterario, succede la selezione naturale; il ribelle viene soppresso, e chi vuol vivere deve necessariamente adattarsi al nuovo ordine di cose e condensare un romanzo in una novella, un trattato in un aforisma ...». A tali principi il Dolchieri ha sin qui, in un ventennio, sempre maggiormente ispirato là sua produzione letteraria, e questo suo volume - «Eros allo specchio» - ne fa viva testimonianza. Ma son poi tanto veri i presupposti? A parte che nè il Dolchieri nè alcun altro