208 GUIDO POSAR-GIULIANO da ogni altra autorità imperiale. Una città dunque che, nell’ambito dell’impero, è libera di agire da sè, di contrarre alleanze con delle consorelle ma anche con potestà estranee! Si tratta naturalmente di concezioni medievali, feudali. E infatti il feudatario, quando non si ribellava alla autorità sovrana, quando si mostrava pronto a riconoscere e a rispettare questa autorità, era, per tutto il resto, libero di agire come credeva, sia nei governo del proprio feudo come nei rapporti con gli altri feudatari o addirittura con altre sovranità. Le stesse libertà, gii stessi diritti e gli stessi doveri avevano anche le nostre città pur non essendo dei feudi: esse infatti si consideravano sempre alle dipendenze dell’imperatore, pronte a tributargli i dovuti onori, a rispettare ogni suo eventuale comando; fuori però della cerchia di tali doveri, esse godevano dei diritto di commerciare con chi volevano, di stipulare accordi e alleanze, di fare magari la guerra e la pace e persino di rendere omaggi e donativi anche a un sovrano che non fosse il loro legittimo signore come appunto faceva Capodistria nel 932. A favorire in generale lo sviluppo di queste strane concezioni politiche feudali e a favorire il consolidarsi delle particolari condizioni sociali delle nostre città tendenti sempre a Venezia concorrevano, nei sec. IX e X, due fattori importantissimi e fra loro collegati: 1) L’Impero, agitato da continue lotte, debole per natura (vista la sua costituzione feudale) era alquanto lontano dall’Istria, non poteva occuparsene che fiaccamente. 2) Il mare Adriatico, in quei secoli IX e X, era infestato da pirati slavi e saraceni. L’Istria viveva in continui pericoli e minacce, aveva bisogno di protezione che l’impero non le poteva dare. Questi i motivi principalissimi che portavano le nostre città logicamente verso Venezia la quale soia mostrava di volere e di potere difenderle dai pirati del mare. Non si pensi però che per questo le città marinare istriane avessero la benché minima intenzione di darsi in potere di Venezia così come nel 1000 faranno le città della Dalmazia; erano troppo gelose delle loro libertà anche solo nominali per amore delle quali trovavano vantaggioso l’essere alle dipendenze di un sovrano sempre preoccupato nelle sue guerre e tanto lontano e debole. Esse desideravano l’amicizia di Venezia soltanto per il suo lato sfruttabile mentre fortemente temevano il di lei dominio. A parte il fatto che, per il momento (sec. X), Venezia avrebbe trovato un ostacolo ancora troppo grave nell’impero qualora avesse tentato strappargli le sue città della costa istriana, queste erano così ingenue da non capire quali sarebbero stati realmente i loro vantaggi quando avessero potuto unirsi a Venezia magari soltanto in una solida confederazione anziché trovarsi isolate l’una dall’altra fra le minacce del feudalesimo e dei pirati marinari, costrette a chiedere aiuti o a confidare nella pura spontanea generosità di Venezia. Nella speranza di riacquistare prima o poi le loro antiche autonomie municipali e pieni diritti anche sul loro mare, nella speranza forse di poter un giorno mettersi alla pari con Venezia se non in gara con essa, le nostre città considerarono sempre con timore l’idea di dover invece un giorno soggiacere a Venezia. In ciò esse non vedevano le uniche possibilità di un loro progresso, vi vedevano solo l’umiliazione del servaggio al quale preferivano piuttosto le precarie condizioni entro l’ambito di un impero feudale. Venezia, da parte sua, fino a tutto il secolo X si accontentò di poco, lasciò fare, cercò di cattivarsi le simpatie; andava insomma preparandosi un lontano momento in cui si sarebbe ripagata di tutta l’attuale sua paziente generosità! E se tentò, come vedremo, di muovere un primo passo nel 932, dovette però subito ritirarsi comprendendo che il momento opportuno non era ancora giunto. Ed essa dovrà infatti attendere ancora per circa due secoli prima di decidere (senza però riuscire ad evitale la guerra) la sua posizione in Istria. Quanto poi all’impero, esso non ostacolò quasi mai i rapporti amichevoli fra l’Istria e Venezia, anzi, lungo la seconda metà del secolo IX, gli Imperatori avevano firmato (se ne parlò sopra) con Venezia tre trattati riguardanti l’Istria; il primo di questi, già considerato, fu stipulato nell’840 fra l’imperatore Lotario e il Doge Pietro Tradonico. Fu poi confermato e ampliato da Carlo il Grosso nell’883 e nell’891 nuovamente confermato dal re italico Guido.