330 BOLLETTINO BIBLIOGBAFICO anche qui a passar oUre, per non sembrare un lirico piuttosto che uno studioso tutto compreso della sua missione, e ci dice che con l’apparire de «La Nazione» (i. novembre 1918) «il giornalismo tornava a fondersi con l’opinione pubblica». Poi ci ripensa un attimo e osserva: «d’una opinione pubblica vera e propria in questo momento fors’anche non si può parlare ; giacché l’opinione presuppone una critica o dei valutamenti : è il momento in cui la commozione e l’entusiasmo travolgono un popolo ohe sta per essere redento, ed in questa commozione ed in questo entusiasmo l’opinione pubblica si è dissolta. Un ciclo storico si chiude — e si apre poi un altro, ma di quest'ultimo qui non ci è dato parlare —; Trieste conclude il lungo periodo del suo irredentismo, conclude il suo travaglio di guerra, e gli italiani che hanno resistito restando nella città, insieme con quelli che hanno provato le torture del carcere e del campo d’internamento e con quelli che nelle file dell’esercito imperiale hanno boicottato quanto hanno potuto, ora accolgono, coll’esercito liberatore, i concittadini che hanno combattuto sul fronte, con la stessà loro idealità, con lo stesso pensiero dominante, con la stessa fede». Cosi si conclude il libro, in un totale affratellamento dei triestini che tutti riconosce patriotti fedeli, e quindi degni di chiamarsi ugualmente figli d’Italia. E’ un riconoscimento al quale pochi scrittori delle cose nostre avevano mostrato di apertamente e completamente aderire, perchè occorreva sondare perciò molto in fondo alla nostr’anima.- e il Gaeta l’ha fatto. Così si conclude questo libro, di cui, ritornando alla prefazione dell'Orano, anche noi diremo: nobile e appassionata fatica, alla quale «dovranno d’ora innanzi ricorrere quanti si proporranno di approfondire l'argomento del patriottismo e delle correnti politiche nelle diverse regioni d’Italia, specie le redente,» nel periodo della Grande guerra. Elio Predonzani TULLIO MINGHETTI - / figli dei monti pallidi - Vita di guèrra di un irredento trentino, Edizioni della Legione Trentina, Trento 1940. Bene ispirato è stato Tullio Minghetti, avvocato trentino, valoroso combattente della grande guerra, a rievocare i suoi ricordi e a darli alla luce nel 1940. La guerra sul fronte alpino infatti, che egli visse per anni e descrive in tutta la sua eroica asprezza, è divenuta di attualità quest’anno in cui sulle stesse Alpi, ma a Occidente anziché a Oriente, si riaccese la lotta, se pur breve, non meno dell’altra sanguinosa ed eroica. Di queste recentissime gesta delle nostre truppe alpine abbiamo finora solo affrettati commenti apparsi sulle pagine dei quotidiani; ma da essi risulta la nostra grande preparazione, frutto anche dell’esperienza della passata guerra; mentre allora, scrive il M.: «La montagna costituiva veramente un problema insoluto non solo per noi, ma anche per gli austriaci, i quali la guerra di montagna la fecero molto peggio di noi dai punto di vista dell’iniziativa e del coraggio: solo che essi erano protetti e difesi da un confine e da posizioni formidabili per natura: Adamello, Biaena, Pa-subio, Altopiani e Ortigara, Catena del La-gorai, Marmolada, Dolomiti del Cadore e della Carnia, Alpi Orientali. Un susseguirsi di baluardi rocciosi, imponenti, che un pugno di soldati opportunamente incavernati poteva facilmente tenere, senza soverchio sforzo». A differenza di altre Memorie di guerra, queste del M. non sono in forma di Diario, bensì pacate e serene rievocazioni a ventidue anni di distanza, scritte con stile piano, dimesso, antiretorico, per cui ogni eroismo più straordinario appare semplice e naturale come il respiro. Rivive in esse il giovane, agiato trentino, che frequenta l’ultimo anno delle scuole medie, quando nel 1914 gli avvenimenti mondiali lo portano alla decisione di fuggire in Italia. Ecco come, nel novembre di quell’anno, lascia con due fratelli la casa paterna; «C’era la neve alta: il giorno era nuvoloso e freddo. La neve scricchiolava sotto i nostri piedi, che io non avevo nep-pur voluto calzare con scarpe da montagna, sempre per non dare nell’occhio. Procedevamo dinoccolati e disinvolti, chiacchierando forte del più e del meno, specie negli abitati onde non destare sospetti. Solo sui rettifili, fuori dell’abitato, non volendo s’ammutoliva, pensando al distacco dei cari e a tante altre cose... ormai definitivamente passate e sepolte, e che pure ci erano ancora tanto vicine!» Passato, non senza emozioni e rischi, il confine, egli riprende in Abruzzo gli studi interrotti, e con simpatica spensieratezza compie, fervente d’amor pàtrio, un viaggio a Roma e nel Meridione, quasi sprovvisto di mezzi. Appena scoppia la nostra guerra, si arruola volontario, ed è destinato per primo sulle Alpi, che son certamente ii settore