GIORGIO BOMBI 13 die nessuno avesse a lagnarsi dell’amniinistrazione comunale. Era buono e affabile con tutti. Per tutti aveva una buona parola, un consiglio amorevole, un suggerimento, disposto sempre a soccorrere i bisognosi, senza sofisticare sui meriti o demeriti. Ancor oggi si ricorda con rimpianto a Gorizia quella figura signorile e gioviale a un tempo, da tutti stimata e considerata la più popolare dell’irredentismo goriziano, che lasciò dietro a se cotanta eredità d'affetti: multis ille bonis flebilis occidit. (1) Era un vero gentiluomo, compito, sereno e sempre impeccabilmente elegante. La sua conversazione, unita a un abituale buon umore e a una composta giocondità, riusciva piacevole e gradita quanto mai: diffuso era per gli occhi e per le gene di benigna letizia. Amava la compagnia e la barzelletta. Come si sentiva bene tra gli amici Morassi,Orzan, Bramo, Cesciutli, Venezia ed altri molti! Sovra tutti però gli era caro l’indimenticabile amico Venier, bel carattere adamantino e irredentista per la pelle, che in seno al Consiglio comunale gli era di grande aiuto nel disbrigo di questioni politico-economiche. E che gioia, che godimento arrivar a leggere uniti insieme il Corriere della Sera, quand’era vietato dall’Austria, raccolti in qualche luogo recondito per non essere scoperti e denunziati dal famigerato capobirro Casapiccola, d’infausta memoria!... Eran momenti quelli per noi di grande emozione, a cui il pensiero ricorre volentieri con un senso di tenerezza quasi nostalgico. Ma intanto veniva sempre più oscurandosi in tutta l’Europa — eravamo al 1914 — l’orizzonte politico. Già da parecchi anni le umane belve andavano escogitando nuovi e più formidabili mezzi di distruzione, e così s’era arrivati alla vigilia della guerra. Fu allora che il Bombi, il quale conservava molta corrispondenza informativa e irredentistica con eminenti personalità della madrepatria, per tema, come anche avvenne, di qualche perquisizione, ritenne oppor- ti ) Orazio, Odi I, 24.