BOLLETTINO BIBLIOGBAFICO 185 torno alla capitale lombarda da quota duemila : «Avevo ottima visibilità il 30 quando ho fatto la prova di permanenza sopra i duemila: mi sembrava d’essere all’altezza delle Alpi già tutte incappucciate di neve e ohe offrivano uno spettacolo stupendo; più vicine le preàlpi mi davan l’impressione di tanti piccoli rilievi in gesso, di modellini in cartapesta con le macchiette azzurre .dei laghi. Mi giravo e avevo sotto di me Milano piccola piccola, fatta con tante scatolette tutte ben disposte l’una accanto all’altra, e poi il tappeto verde della pianura lombarda». Per il secondo periodo del corso Aurelio è destinato a Grottaglie nelle Puglie. All’amico sfoga la sua generosa impazienza perchè il maltempo tarpa le ali : «Io devo fare i 1500 e poi i 2000, la ricognizione a vista e quella fotografica, poi le salite col barografo ed il doppio comando acrobazia; son quasi tre settimane che non si vola ...». Torna il sereno con tanta gioia del pilota che, definito il riposo forzato «una astinenza dal volo», descrive all’amico la mirabile visione che a lui si offre: «(16 novembre ’35)... ho fatto quota raggiungendo i 3100 metri in un cielo terso e azzurro ; lo spettacolo era bellissimo : tutta la penisola pugliese con il Mare Nostrum da una parte e l’Jonio dall’altra, le lunghe strade bianche, le città, piccoli aggruppamenti bianchi, la pianura, le colline e verso ov’st un gran mare di nubi a duemila metri, ma lontane». Progressi notevoli son raggiunti: (16 gennaio ’36). Cinque mesi fa decollavo sul Caproncino e oggi sul CR! E’ una gran soddisfazione, credimi, Renzo ; il monoposto CR quanto è bello e sensibile .. .». Quando Aurelio s’intrattiene con l’amico in particolari tecnici, dà un esempio di quell’aeroprosa caldeggiata da S. E. Marinetti, ma un po’ ermetica al profano, e non scevra di barbarismo quali tonneaux e loopings : «2 marzo ’36) ... facevo dietro front tirati quanto voleva, ma sempre dietro front; prima li ho fatti con l’Asso e poi col 20; l’Asso li fa più dolci, ma una volta imbarcato butta giù il muso più difficilmente, mentre il 20 è molto più pesante in testa e quindi li stringe bene. (22 aprile ’36, da Gorizia) ... ogni tanto scappavo in virata e poi tutta birra per raggiungere ancora il capo-pattuglia, allora stavo per sorpassarlo e riducevo troppo rimanendo indietro, e allora ancora tutta birra e via di seguito. (18 ottobre ’35, da Trieste) . .. avevo il motore che tirava meno di tutti e rat-tava un po’ ; il comandante teneva parecchi giri nel far le puntate e poi tirare molto è far l’imperiale ed io perdevo terreno, son stato bravo a non dar l’oltre tacca...». Entrato brillantemente nell’arma aerea, Aurelio è al campo di Gorizia, città che gli diventa sopra ogni altra cara. Nella seconda metà del ’36 il suo animo di patriota s’accende di un’impaziente brama di combàttere nel cielo di Spagna, che le lettere all’amico esprimono; e nel marzo del '37 il suo vóto si realizza con la partenza per Palma di Maiorca. Le lettere dalla Spagna sono naturalmente le più interessanti, benché ovvie ragioni di censura abbiano costretto a tacere o a mascherare le notizie di carattere militare e politico. Compie egli colà azioni eroiche, abbatte un aereo rosso, tuttavia dai suoi scritti appare non solo modesto ma scontento, perchè gli' sembra di far poco, di far nulla: intanto i maiorohi-ni sono entusiasmati dal suo valore, e gli vien decretata una medaglia . . . Nell’incantevole isola mediterranea il motivo deH’idillio viene a confluire soave nel predominante tema eroico: una fanciulla del luogo, colta, musicista, ardente patriota (è nella Falange femminile delegata per la stampa e propaganda), gli allieta dapprima con la sua amicizia il soggiorno in paese straniero, poi desta in lui un amore ricambiato, che si conclude con la promessa di nozze. L’amico lontano è di questo sentimento il confidente, l’illuminato protettore. Quando Aurelio torna in patria, al campo a lui così caro di Gorizia, prepara il nido per là sua futura felicità, e chiede il permesso, divenuto nel frattempo necessario, per sposare la fanciulla straniera. Ma non giunge a realizzare il bel sogno: è trasferito a Bengasi. Vi è da poco ; il 3 febbraio del ’38 scrive per l’ultima volta aH’amico, esprimendo la sua accorata nostalgia per Gorizia. Tre giorni dopo la sua giovane vita è spezzata. In quel giorno stesso il consenso era dato alle sue nozze. Il volume, la cui pregevolissima veste tipografica fa onore a Trieste, si chiude con la commossa rievocazione che l’A. fa del ritorno in patria della salma di Aurelio, accompagnata dalla fidanzata maior-china, e delle commosse onoranze tributatele a Trieste prima della tumulazione nella nativa Piove di Sacco. Lina G aspanni