322 FATTI, PERSONE, IDEE mentalità sorpassate e forse a interessi non confessati e non confessatali, s’è fatta troppo gran parte, anzi s’è lasciata una parte decisiva. Non vogliamo dire con ciò che il Führer sia stato sempre servito bene da' suoi: uno zelo mal compreso fece talvolta ricorrere a mezzi di propaganda elettoralistici, i quali portavano magari a dei successi numerici ma non rivelavano in chi li adottava una fine penetrazione degl’intendimenti politici, altamente generosi ed umani — anche dal punto di vista nazionale, —• che avevano ispirato gli accordi del Führer col Duce. Il senatore Tolomei finisce le sue pagine, — che sono e resteranno un documento di capitalissima importanza storica, — enumerando una diecina di quesiti ch’egli raccomanda alle autorità governative, perchè dalla loro risoluzione pratica dipende un migliore assetto delFAlto Adige e un maggiore prestigio del regime fascista. L’enumerazione è fatta, a dir vero, in una forma di sequenza o di litanie, ciascun versetto delle quali termina immancabilmente con un punto interrogativo, che ha più l’aria del dubbio che della domanda. Ma noi vogliamo augurare al senatore Tolomei di veder realizzati presto tutti i suoi desideri, per il bene dell’Alto Adige e per l’avvenire dell’Italia imperiale. Storia, politica, estetica Ci vien riferito che il «cappello» da noi premesso all’articolo di Oscar de Incontrerà Per la conservazione di .due antichi monumenti triestini («Porta Orientale», X, 254) non ha incontrato l’approvazione di tutti. I nostri «distinguo» e le considerazioni da noi fatte sui rapporti fra politica ed arte sarebbero stati trovati inopportuni. Sia qui dunque rilevato che la nostra rivista, sorta dall’ambiente volontaristico e combattentistico, era tenuta a comprendere e far comprendere anzitutto il punto di vista di quei cittadini (e fra essi era il Podestà Ruzzier) che con l’ordine del giorno («Piccolo», 21, V, a. c.) concernente «Le due statue d’imperatori austriaci» intendevano rispondere al- la provocazione di Otto d’Absburgo, contro la quale protestammo noi pure (cfr. L’evocazione degli Absburgo, «Porta Orientale», X, 97). Ma, poi, non confondiamo le cose. La nostra rivista non si propone di far della letteratura nè dell’arte pura. E’ rivista di coltura integrale e nessuna forma o manifestazione della vita le è estranea. Noi vogliamo fare della storia, della politica e dell’estetica insieme: coloro che volessero fare soltanto ed esclusivamente della storia o della politica o dell’estetica sono per noi uomini incompleti o «mutilati dell’intelligenza» (se i mutilati di guerra ci consentono di usare in questo caso il termine che li solleva nell’estimazione della cittadinanza). Sappiamo che nel programma del Podestà Ruzzier, appoggiato anche da più alte autorità, c’è di far sparire un po’ alla volta dalle vie, dalle piazze, dagli edifici di Trieste ogni residuo di quei tempi che segnano i punti più bassi della nostra vita civile sotto la dominazione straniera: dobbiamo anche noi, come dice ottimamente il Popolo d’Italia (21, VI; 1°, IX, a. c.) cancellare «le impronte servili», secondo un metodico piano di «nettezza urbana». Coloro che, quando si discute un problema di urbanistica, pretendono di badare unicamente alla storia o all’arte ignorando del tutto la politica, sbagliano di grosso. Massime in terre di confine e di vicende così complicate e varie come le terre nostre. I «distinguo» e le considerazioni «integrali», cioè di tutti i lati del problema, non solo sono legittimi, ma sono anzi obbligatorii. Qui, più che in qualunque altro luogo, bisogna vigilare perchè attraverso l’arte (o i pretesti dell’estetica) non ^i conservino nè s’infiltrino nella popolazione sentimenti e concetti contrari al fascismo. Ossia, come dicevamo con frase che potrà sembrare triviale ma che riteniamo assai espressiva, l’arte ha da essere interprete, non ruffiana. Troppe volte l’Austria si servi dell’arte in quest’ultimo senso: e chiamare le cose col loro nome non è triviale; è, semplicemente, dantesco.